Samsung e LG, negli USA “inciucio” per non strapparsi i dipendenti?

Accusa non nuova nella Silicon Valley: Samsung e LG si sarebbero messe d'accordo per non strapparsi a vicenda i dipendenti calmierando di fatto gli stipendi. Vicenda simile a quanto accaduto tempo addietro con Google, Apple, Adobe e Intel.

Samsung Lg

Samsung Electronics e LG Electronics sono accusate negli USA di avere sottobanco siglato degli accordi per non rubarsi a vicenda i dipendenti, accusa non nuova tra le aziende della Silicon Valley.

Nell’azione collettiva presentata in una corte federale della California del Nord da un ex responsabile delle vendite di LG, Samsung e LG sono accusate di violazione delle norme in materia di concorrenza e accordi per abbassare volontariamente le retribuzioni dei dipendenti. Il caso ricorda la vicenda che coinvolse Google, Apple, Adobe e Intel condannate perché si erano messe d’accordo per non strapparsi a vicenda i migliori dipendenti calmierando di fatto gli stipendi. Nel caso in questione si arrivò a una transazione da 415 milioni di dollari per chiudere il contenzioso. Secondo i ricorrenti le quattro aziende si erano illegalmente messe d’accordo, per impedire che i dipendenti passassero dall’una all’altra, frenando le possibilità di carriere di lavoratori.

Un portavoce di LG ha affermato che “non è mai esistito nessun accordo” e a suo dire le accuse sono senza fondamento. Samsung non ha invece commentato la questione. Il querelante che guida l’azione afferma di essere stato contattato nel 2013 da un selezionatore mediante LinkedIn, per ricoprire una posizione in Samsung. Nella citazione si afferma che lo stesso selezionatore avrebbe informato il potenziale dipendente dell’impossibilità dell’assunzione di personale che arrivava da LG giacché le due aziende hanno un accordo specifico impedisce loro lo scambio di dipendenti.

“È poco plausibile” che un simile accordo negli Stati Uniti sia stato stabilito senza il consenso di ogni rispettiva società madre nella Corea del Sud, si afferma nella citazione. Joseph Saveri, avvocato che in precedenza si è occupato del caso Apple/Google, spiega che accordi di questo tipo sono per loro natura intrinsecamente anticoncorrenziali, spiegando che in pratica si tratta di non essere adeguatamente retribuiti per i propri meriti e talenti.

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