Apple con Intel, alleanza obbligata

di |
logomacitynet696wide

L’alleanza con Intel per Apple non è stata una scelta, ma una strada obbligata: Cupertino non avrebbe più avuto i processori PowerPC necessari a sviluppare la piattaforma Mac. A rivelarlo in un’intervista a Michal Mayer CEO di Freescale e tra i “padri” del G5. Ecco i risvolti di una vicenda fino ad oggi poco conosciuta.

Apple se non avesse abbandonato i processori PowerPc si sarebbe trovata molto presto di fronte alla mancanza di processori adeguati: Freescale abbandonerà  il campo dei computer veri e propri e IBM, invece che sviluppare un G5 per macchine laptop, pensa che sia più opportuno concentrarsi sul mercato delle console. A disegnare questo inedito quadro, che spiegherebbe molte cose della controversa vicenda che ha condotto Cupertino ad abbracciare i processori di Intel, è una voce autorevole, quella di Michael Mayer CEO di Freescale ma fino a qualche tempo fa anche general manager della divisione semiconduttori di IBM.

Intervistato da C/Net sul futuro della piattaforma PPC, Mayer parla dei progetti dell’ex divisione processori di Motorola, ora divenuta società  indipendente, tracciando un orizzonte nel quale non c’è posto per investimenti volti a rendere adeguati i chip per il mondo dei computer.

“La nostra fetta di mercato – dice Mayer – è molto piccola. L’unico nostro cliente è Apple e ora sta passando ad Intel. Non ci piace perdere clienti, ma di fronte a noi ci sono ben altre opportunità  di crescita. L’innovazione va verso altre direzioni: le console, i telefoni, l’iPod. L’elettronica di consumo, ecco dove stanno le opportunità  di crescita”. Considerazioni strategiche che, pare di capire, avrebbero comunque condotto Freescale, allontanamento di Apple o no, a ridurre se non a cancellare gli investimenti in un settore troppo dispendioso per la percentuale posseduta. “Francamente – dice Mayer – sarebbe stato uno spreco di risorse difendere lo 0,5% del mercato che poi è quello che possediamo in un settore dove domina Intel. Possiamo dire che ci può anche andare bene che loro dominino nel desktop e che è altrettanto giusto che noi investiamo in altri ambiti dove possiamo essere leader”.

Restando con PowerPC, dunque, Apple avrebbe potuto presto perdere le forniture di Freescale o, se non altro, essere obbligata ad adeguarsi ai suoi indirizzi di ricerca e sviluppo che avrebbero depauperato il PowerPC di investimenti e innovazione. La speranza di avere processori competitivi per le macchine laptop sarebbe stata resa vana anche da un altro fatto: la decisione di IBM di non investire su una versione di G5 adeguata ai portatili. A rivelarlo è lo stesso Mayer che fino alla passata primavera, proprio quando Apple ha deciso di passare ad Intel, era a capo della divisione semiconduttori di IBM.

“Conosco bene i fatti – dice Mayer, riferendosi alla scelta di abbandonare PowerPC – perché io ero là , e ho visto tutte e due le facce della storia di Apple. Sono stato io a convincere Jobs ad adottare il G5, dimostrandogli come sarebbe stato un ottimo successore dei precedenti modelli di PowerPC. E devo dire che è stato un buon successo. Poi però IBM ha deciso di non andare portare il G5 nei laptop, preferendo focalizzare il suo business sui chip per le console”. Questa scelta, pare di capire, avrebbe dato il colpo di grazia alle residue speranze di Apple di continuare ad usare il PowerPC per i suoi computer.

Per altro verso, rivela sempre Mayer, Jobs stava pensando a questa svolta da molto tempo, ed era già  stato sul punto di prendere la decisione cinque anni fa. “E’ esattamente così – dice Mayer – voleva passare ad Intel. Fui io a convincerlo con il G5. Prima ho convinto IBM ad svilupparlo e poi Apple ad adottarlo”.