MACWORLD: Vedo prevedo e stravedo (1)

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L’Expo è dietro l’angolo e tutti cercano di capire che cosa Jobs presenterà. Non c’è sito, nè piccolo nè grande, che non ci abbia provato. Macity, impavido e spavaldo di fronte al pericolo strisciante di brutte figure ci prova anche lui. Questa mattina la prima puntata: le premesse generali

Ci risiamo. Il keynote di Steve Jobs è ormai alle porte e tutti i siti e le fonti di informazione si stanno sbizzarrendo per cercare di indovinare che cosa Apple potrà  presentare di nuovo nel corso dell’Expo. Ci proviamo anche noi con una serie di articoli che, non aggrappandosi a fonti misteriose o ad indiscrezioni, ma cercando di analizzare le informazioni certe faranno il punto su quello che è improbabile, su quello che è possibile e su quello che è certo tra gli annnunci dell’Expo. Questa mattina: le premesse

PREMESSA GENERALE
In un guazzabuglio di illazioni, di condizionali e di ipotesi che caratterizzeranno questo articolo esiste un’unica certezza: il MacWorld di San Franciso è un evento cruciale nella storia di Apple. Nei mesi scorsi l’immagine che la casa di Cupertino era riuscita faticosamente a costruirsi dal 1998 ad oggi si è parecchio impolverata e la stella di Steve Jobs non brilla più come in precedenza. Al termine del keynote, dunque, se il management di Cupertino non vuole correre il rischio di un linciaggio da parte degli osservatori, degli azionisti, degli utenti e, cosa che più conta, del mercato, Apple dovrà  avere impilato una serie di annunci tali da fare ben sperare per il futuro e questo significa: macchine nuove e processori più veloci. Accanto a ciò saranno estremamente utili e gradite, se non indispensabili, sorprese in fatto di nuovo software e correzioni a scelte compiute in passato e che hanno pesato sulle possibilità  di fare fronte al raffreddamento del mercato.
Purtroppo Cupertino giunge a questo punto di svolta nel momento più difficile. In particolare molti dei punti di appoggio che essa potrebbe avere per imprimere un’accelerazione all’innovazione sono ancora molto fragili o addirittura potrebbero semplicemente non essere stati ancora collocati al punto giusto.
In primo luogo nessuno è in grado di dire se esistono o meno processori più veloci. Chi, ad esempio può dire se Voyager, evoluzione dell’attuale Max!, dotato di due unità  AltiVec, pipeline per l’asseblaggio dei dati più lunga, spazio di crescita fino a 1 GHz e oltre, velocità  di esordio intorno ai 600 MHz, potrà  realmente essere annunciato a San Francisco? I resoconti al proposito sono contrastanti. Secondo C/Net si tratta di una possibilità  concreta, secondo altri siti dediti alle indiscrezioni no. Resta una certezza: Motorola ha detto che il suo lancio è previsto “all’inizio del 2001”. Questo potrebbe significare, anche ad essere ottimisti e pensare che “inizio 2001” voglia dire gennaio, che non sarà  disponibile in quantità  che a fine mese. Se l’ipotesi fosse verificata dovremmo pensare che se Jobs vuole annunciare dei nuovi G4 a San Francisco potrebbe essere costretto a differire la loro reale commercializzazione più avanti nel trimestre e questo sarebbe poco gradito da parte del mercato.
Una seconda ipotesi percorribile per dare maggiore velocità  ai processori sarebbe l’adozione di una versione da 600 MHz di Max!, il chip attuale in uso nei G4. Motorola effettivamente potrebbe avere trovato il modo di aumentare la velocità  affinando le tecnologie di produzione. Si avrebbe così una linea di macchine biprocessore da 500, 550 e 600 MHz. Meglio di niente, ma certo davvero ancora poco per rilanciare l’immagine di Apple nel settore professionale. Una scelta di questo tipo potrebbe divenire accettabile solo nel caso Apple riuscisse ad implementare UMA 2, la nuova architettura con memorie di nuova concezione DDRAM, FireWire 800 Mbps, AGP 4x e molte altre innovazioni tra cui anche Bus dati da 133 MHz. Il “focus” del discorso di Jobs si sposterebbe su questi dettagli che consentirebbero di incrementare le prestazioni in maniera sensibile rispetto alle attuali macchine, ma non risolverebbe il problema di marketing che limita l’aggressività  nei confronti dei consumatori abituati a ragionare in termini di GHz quando comprano una macchina.
Le difficoltà  nel settore dei processori si riversano anche nelle scelte che Apple attuerà  anche nel campo dei portatili. Escluso, se non altro per ragioni di marketing, che il nuovo PowerBook potrà  usare i G4 da 400 e 500 MHz (le velocità  nominali resterebbero le stesse e i vantaggi in termini di prestazioni davvero irrilevanti nella maggior parte delle applicazioni), si può pensare che l’engineering abbia scelto di usare i PPC 7410. Si tratta di chip a basso consumo e basso riscaldamento, ma a meno di annunci a sorpresa la sua massima velocità  non potrà  superare i 550 MHz e 50 MHz in più sono ancora davvero pochi. Escludiamo, di pari passo, la possibilità  che Apple decida di usare, semmai fossero disponibili, i G4 da 600 MHz, il loro consumo e il loro riscaldamento, come quello di Voyager, sarebbero inaccettabili per un portatile. Resterebbe quindi aperta l’ipotesi, da noi sempre sostenuta, di un PowerBook con PPC 750CXe. Il processore di IBM, evoluzione di quello in uso negli iBook consuma poco, è più veloce dei PPC 750 da 500 MHz di oggi ed è studiato apposta per computers che necessitano di scarso riscaldamento. Anche qui però potrebbe essere necessario fare i conti con le date di rilascio. Big Blue aveva promesso i primi esemplari nell’autunno del 2000, in tempo per la produzione in serie, ma nulla è certo.
Ma al di là  dei processori Cupertino è in mezzo al guado anche per la mancata disponibilità  dei masterizzatori interni CD/DVD, che arriveranno solo (forse) a febbraio. Senza i riscrivibili Apple non potrebbe presentare le due nuove applicazioni (probabilmente una per la creazione di dischi di musica, la seconda per la produzione di DVD amatoriali) che aveva promesso nelle scorse settimane. Cupertino annaspa anche per i ritardi in MacOs X (anche qui la data fissata è fine febbraio) che impediscono annunci “pesanti” in accordo con terze parti, e sull’implementazione di nuove schede grafiche (Nvidia potrebbe avere bisogno ancora di qualche tempo per presentare versioni Mac delle sue GeForce).
Insomma il MacWorld sembra proprio arrivare nel momento sbagliato. Fosse stato tra due mesi, certamente, noi avremmo avuto più certezze e Jobs meno grattacapi. Ma a questo punto è inutile recriminare (anche se contro qualcuno dei fornitori di Apple, come Motorola, potrebbe essere legittimo farlo) e biosgna fare buon viso a cattivo gioco. Lo abbiamo detto all’inizio e lo ribadiamo in chiusura di questa prima puntata: Jobs non potrà  lasciare il palco senza qualche annuncio ad effetto pena l’avvitamento della crisi su se stessa. Speriamo che facendo le valige per Frisco, il CEO più imprevedibile del mondo abbia già  riposto il suo cilindro, già  corredato da qualche coniglio.
Nella prossima puntata, che andrà  in linea questa sera, le prima puntata con gli annunci meno probabili.