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Il remake di Halo per PlayStation 5 e la fine dei supporti fisici per i giochi

Si apre una nuova era per il mondo dell’intrattenimento videoludico. Un momento che gli americani chiamano con l’espressione idiomatica “when Hell freezes over“, quando l’inferno si ghiaccia. Altamente improbabile, terribilmente devastante.

Intanto, la nuova strategia di Microsoft, che sta facendo la respirazione artificiale alla sua Xbox. Anzi, un trapianto d’emergenza, per salvare il paziente: il gioiello della corona, cioè il remake di Halo per il gaming online, va anche su PlayStation 5. Incredibile.

E ancora più incredibile, anche se poco se ne parla: quasi contestualmente Sony abbandona il supporto fisico per i videogiochi. Una rivoluzione nel commercio al dettaglio (si potranno scaricare online, bisognerà comprare costose espansioni alle memorie interne) ma al tempo stesso un danno enorme per chi, per esempio, ha sempre preso giochi usati o chi invece ha finanziato la nuova console rivendendo i vecchi giochi.

Ne vedremo delle belle, insomma. Ma andiamo con ordine.

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L’importanza di Halo

Quando nel 2001 Halo debuttò insieme alla prima Xbox, diventò in pochi mesi il simbolo stesso della console, quel genere di titolo che nel gergo dell’industria si chiama “killer application”, capace da solo di convincere milioni di persone ad acquistare un hardware altrimenti sconosciuto. A realizzarlo fu Bungie, studio di Seattle che prima di legarsi a Microsoft sviluppava software per i computer Apple, e che con quello sparatutto in soggettiva riuscì a reggere il confronto con le produzioni giapponesi allora dominanti sul mercato delle console. Il protagonista, Master Chief, un soldato del futuro con l’armatura verde, diventò rapidamente la mascotte di un intero marchio, sulla stessa scia di Mario per Nintendo e di Sonic per Sega.

Venticinque anni più tardi quella stessa saga, presentata durante l’Xbox Games Showcase del 7 giugno 2026, arriva su una console concorrente: Halo: Campaign Evolved debutta il 28 luglio 2026 in contemporanea su Xbox Series X|S, PC e, sorpresa sorpresa, su PlayStation 5, incluso fin dal primo giorno nell’abbonamento Game Pass, con un accesso anticipato dal 23 luglio riservato alle edizioni più costose.

Nessun capitolo principale della serie di Halo era mai stato pubblicato su una console diversa da Xbox, sebbene diversi episodi fossero già arrivati su PC in tempi successivi al lancio originale. Per il pubblico che non ha mai posseduto una console Microsoft, spesso maggioritario nei mercati europei (in Italia, ad esempio), è la prima occasione concreta di vestire i panni di Master Chief senza cambiare hardware.

Dietro la decisione ci sono ragioni prevalentemente economiche. Negli ultimi anni Xbox Series X|S ha venduto molto meno della rivale PlayStation 5, che secondo diverse stime l’ha superata di oltre due volte a livello globale, mentre Nintendo Switch ha fatto ancora meglio di entrambe. A febbraio la nuova amministratrice delegata Asha Sharma ha preso il posto dello storico dirigente Phil Spencer, ereditando una divisione reduce da migliaia di licenziamenti e dalla cessione di alcuni studi di sviluppo interni.

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Il tramonto delle esclusive Xbox

Con i costi di sviluppo dei titoli di fascia alta ormai fuori scala, puntare su un pubblico ristretto come quello delle console Xbox è diventato difficile da sostenere. Il percorso multipiattaforma era comunque già stato avviato due anni prima da Spencer: nel 2025 è arrivato su PlayStation 5 il remaster di Gears of War, mentre l’edizione per console Sony del gioco di guida Forza Horizon 6 è stata annunciata e attende solo una data. Halo segna però un passo più netto, perché debutta ovunque lo stesso giorno fin dal lancio, senza la consueta finestra di esclusiva temporanea.

Non tutta la produzione futura segue comunque la stessa direzione: il prossimo episodio inedito di Gears of War e il gioco di ruolo Clockwork Revolution, previsto per il 2027, resteranno legati a Xbox e PC. La linea che emerge è quella di un editore che punta al pubblico più ampio possibile con i remake già affermati, riservando le novità assolute a un ecosistema costruito attorno al cloud gaming, che Microsoft sta progressivamente liberando da ogni vincolo, giocabile persino tramite una semplice Fire TV Stick al posto della console fisica. Contribuisce al quadro anche il peso di Activision Blizzard, comprata da Microsoft, che per accordo con le autorità antitrust statunitensi deve restare disponibile pure su console concorrenti.

A confermare la direzione arriva anche Project Helix, la futura console Microsoft annunciata (e poi definita meglio con varie indiscrezioni) come dispositivo ibrido capace di eseguire sia giochi Xbox sia giochi per PC, con devkit distribuiti agli sviluppatori dal 2027 e un lancio commerciale ipotizzato tra la fine del 2027 e il 2028. Secondo diverse fonti vicine al progetto, Project Helix nascerà priva di lettore ottico, proseguendo una strada già intrapresa con l’attuale Xbox Series S, oggi venduta solo in versione digitale.

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Sony chiude l’era del disco

Proprio mentre Xbox cerca la propria via d’uscita dalla crisi, Sony ha reso pubblica una decisione altrettanto radicale. Dal gennaio 2028 i nuovi giochi per PlayStation non saranno più distribuiti su disco: l’annuncio è arrivato tramite un breve intervento sul blog ufficiale a firma di Sid Shuman, dirigente della comunicazione dei contenuti per Sony Interactive Entertainment, che ha motivato la scelta con il mutamento delle abitudini di acquisto e con una transizione ormai diffusa in tutto il settore verso la distribuzione digitale.

In parallelo Sony ha comunicato anche la chiusura progressiva, scaglionata tra il 2026 e il 2027, del PlayStation Store dedicato a PlayStation 3 e PlayStation Vita, pur mantenendo scaricabili i titoli già acquistati.

I numeri sono quelli di una tendenza che il gruppo giapponese descrive come naturale piuttosto che imposta: oggi oltre l’ottanta per cento degli acquisti di giochi PlayStation avviene già in formato digitale, una proporzione che rende sempre meno conveniente mantenere l’intera filiera industriale legata alla stampa dei dischi. Non a caso Sony vende da tempo edizioni della console prive del lettore, come dimostra la recente PlayStation 5 celebrativa in versione digitale.

Secondo l’analista Piers Harding-Rolls di Ampere Analysis, la scadenza del gennaio 2028 rende ormai quasi certo che PlayStation 6 non arriverà prima di quella data, e alimenta le ipotesi di una console priva di lettore ottico come caratteristica di serie.

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Chi perde e chi vince nella corsa al digitale

Le conseguenze più immediate riguardano l’intera filiera della distribuzione fisica. I rivenditori specializzati e le piattaforme dedicate all’usato rischiano di perdere una fetta consistente del fatturato, e dovranno spostarsi verso accessori, gadget e servizi digitali per compensare la scomparsa delle copie su disco. Chi comprava titoli usati per risparmiare, o rivendeva i vecchi giochi per finanziare una nuova console, si troverà davanti a un mercato privo della flessibilità economica garantita dal supporto fisico per oltre tre decenni.

C’è però anche un risvolto quasi paradossale in questa storia. Fu proprio la prima PlayStation, lanciata nel 1994, a imporre il disco come formato dominante per i videogiochi su console anziché la cartuccia (usata ancora da Nintendo), avviando una rivoluzione durata oltre tre decenni. Non tutti i concorrenti seguono la stessa strada: Sega ha dichiarato di non voler abbandonare i supporti fisici, mentre Nintendo con le sue cartucce (sulle quali guadagna tantissimo) resta l’ultimo baluardo di un modello che generazioni di appassionati di emulazione e retrogaming continuano comunque a coltivare per pura passione.

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