Prima si lamentavano tutti del Launchpad, quella interfaccia che si sovrapponeva al Finder di macOS proponendo tutte le app della cartella Applicazioni con una disposizione a griglia “gigante”, come la springboard di iOS e iPadOS. Poi, quando Apple l’ha eliminato con macOS Tahoe, molti (incluso il sottoscritto) hanno cominciato a lamentarsi.
Perché il Launchpad per alcune persone, soprattutto quelle più visive che si ricordano con maggiore facilità una icona e non un nome da cercare con Spotlight, serviva parecchio. Chi scrive, in ogni nuovo Mac passava una mezz’oretta, dopo aver riscaricato tutte le sue app, a organizzarle esattamente nello stesso modo dentro Launchpad.
Dopo aver sofferto alcune settimane per non poter utilizzare più la app, che nel caso di chi scrive veniva evocata con un angolo attivo, sono arrivate le prime soluzioni di qualità. Tra queste una ha fatto scuola fin da subito: LaunchOS del Remix Design Studio. App a pagamento (ma si può usare anche la versione base gratuita) che ha raggiunto un notevole livello di perfezionamento e funzionalità minimaliste con la versione 2.0. L’abbiamo provata per voi.

Il vuoto lasciato da Apple
Quando Apple ha eliminato il Launchpad con macOS Tahoe, sostituendolo con la app Apps ispirata alla libreria di iOS, molti utenti si sono ritrovati spaesati. Alcuni hanno provato a ripristinare la vecchia interfaccia con il Terminale durante le beta, prima che Apple chiudesse la scappatoia nelle versioni definitive. Da lì sono nate le prime soluzioni terze, pensate per restituire quella griglia di icone che era il cuore visivo del Mac.
La nuova app Apps privilegia una ricerca innanzitutto testuale, con un pannello che ricorda più uno store che una plancia di controllo. Per chi riconosce un’icona più in fretta di un nome digitato, il cambiamento è stata una perdita reale di produttività quotidiana. Tra le dieci novità di macOS Tahoe elencate al lancio, la sostituzione del Launchpad resta quella più contestata dagli utenti di lunga data.
Non stupisce che, in coincidenza con il rilascio ufficiale di macOS Tahoe, siano nate diverse utility indipendenti per colmare il vuoto lasciato da Cupertino. Tra queste una si è distinta per cura del dettaglio, ovvero LaunchOS, sviluppata dal Remix Design Studio: un’app leggera, disponibile in versione gratuita di base e in edizione Pro a pagamento.

Un’identità molto precisa
LaunchOS non reinventa nulla: riprende in modo dichiarato l’estetica del vecchio Launchpad, proponendosi come la sua alternativa per macOS 26 Tahoe e per il successivo macOS 27 Golden Gate. La griglia resta il fulcro dell’esperienza, con la possibilità di creare cartelle, spostare le app, cercarle e lanciarle senza passare da Spotlight né dal Finder. Non vuole fare tutto, vuole fare bene una cosa sola, ed è questa la sua qualità più riconoscibile.
Per chi lavora ogni giorno con decine di applicazioni, il valore non sta solo nell’apertura rapida dei programmi, ma nel ripristino di una logica spaziale: sapere dove si trova ogni icona, avere cartelle per categoria, mantenere un ordine costruito nel tempo. LaunchOS recupera questo rituale in un sistema che lo aveva reso improvvisamente impossibile.
L’app si installa come utility leggera e vive nella barra dei menu, da cui si accede a impostazioni e funzioni principali. La griglia si richiama con scorciatoie da tastiera, gesture sul trackpad oppure hot corner, secondo la personalizzazione scelta. Chi scrive usa gli angoli attivi da sempre, e disabilita le altre due opzioni, ma ovviamente ciascuno segue la strada che preferisce. La versione Pro aggiunge il trigger da gesto trackpad, il richiamo con F4, i controlli da hot corner, il layout personalizzabile e la vista verticale.

Come funziona nella pratica
LaunchOS permette di rinominare le app, nascondere quelle indesiderate e gestire cartelle nidificate con una fluidità superiore a quella del Launchpad originale. Non abbiamo notato differenze sostanziali quando abbiamo finalmente potuto ricreare il nostro ambiente di lavoro abituale, qualche mese dopo il lancio di Tahoe. Man mano che l’app evolve, si aggiungono funzioni che sono arricchimenti basati su quello che faceva già Launchpad: ad esempio tenere premuto Option apre rapidamente la modalità disinstallazione, funzione arrivata con l’aggiornamento 2.1.0 insieme al comando di riavvio dal menu di stato.
La navigazione tra le pagine è stata affinata con lo scorrimento orizzontale del mouse e i pulsanti laterali, oltre al trascinamento delle app nell’area vuota in fondo all’elenco. Anche la gestione delle app su dischi esterni è migliorata: posizione e stato si ripristinano da soli non appena il disco viene ricollegato, come abbiamo potuto verificare con un paio di dischi utilizzati durante la prova.
Il riconoscimento delle gesture sul trackpad è stato oggetto di ripetuti interventi, per ridurre i tocchi accidentali del palmo e le mancate risposte del gesto di attivazione. In parallelo, l’app ha ricevuto un adattamento pensato per il linguaggio Liquid Glass, così da non sembrare un corpo estraneo nell’interfaccia di sistema. Anche il problema delle icone con riquadro grigio trova qui una gestione più curata rispetto a molte altre utility.
Le novità della versione 2.0
Il salto di qualità, secondo noi, arriva con la versione 2.0, presentata come una riscrittura completa from the ground up. Le note ufficiali insistono su tre aspetti: velocità di avvio, fluidità delle animazioni e gestione del trascinamento, con supporto dichiarato per gli schermi a 120 hertz o superiori. La griglia, inoltre, è stata ampliata fino a quindici colonne per quindici righe per pagina. Possiamo confermare che effettivamente soprattutto le nuove meccaniche di funzionamento sono perfette.
Tra le funzioni introdotte compaiono il ritorno automatico alla posizione precedente dopo la ricerca e la possibilità di creare cartelle trascinando le app anche in ordinamento alfabetico. È stata aggiunta anche un’impostazione per decidere se le app nascoste compaiano nei risultati di ricerca, segno di cura nella gestione delle eccezioni.
L’aggiornamento più recente, il 2.2.0 di metà luglio, introduce la Window Mode, una modalità finestrata più leggera per chi non vuole occupare l’intero schermo, oltre alla possibilità di chiudere una cartella cliccando nell’area vuota al suo interno.
I punti di forza
Il primo pregio di LaunchOS secondo noi è la fedeltà con cui ricostruisce l’esperienza del vecchio Launchpad, nell’aspetto e nella logica d’uso. La versione base gratuita consente di provarla senza impegno economico, abbassando la soglia d’ingresso per chi è curioso. La 2.0 aggiunge miglioramenti concreti in velocità, animazioni e supporto ai display ad alto refresh rate, che si notano fin dai primi minuti.
L’integrazione con gesture, hot corner, Dock e scorciatoie rende l’app comoda per chi lavora in modo intensivo sul Mac, senza dover scegliere un unico metodo di attivazione. Le funzioni avanzate riservate alla versione Pro, come cartelle personalizzate, layout configurabile e rinomina delle app, la rendono più flessibile del Launchpad storico.
Inoltre, è possibile fare l’importazione del vecchio layout del Launchpad (se state migrando da una versione precedente di macOS) e fare il backup e ripristino del layout attuale, c’è la possibilità di scegliere su quale monitor aprire LaunchOS e il supporto a directory personalizzate (ad esempio app su dischi esterni e perfino in macchine virtuali).
Questa chiarezza e completezza rende LaunchOS facile da collocare: è l’app per chi ha amato il Launchpad e vuole ritrovarlo su macOS 26 Tahoe (e anche sulla beta pubblica di macOS 27 Golden Gate), senza compromessi estetici vistosi. La scelta di aggiornare icone e animazioni a ogni nuova versione di sistema, incluso l’adattamento già pronto per macOS 27 Golden Gate, è indice di una manutenzione che va oltre la compatibilità minima.
Margini di miglioramento e conclusione
Non tutto è perfetto: secondo noi mancano tre cose. Servirebbe una maggiore integrazione ufficiale con i flussi di sistema, per ridurre la sensazione di trovarsi davanti a un’app terza che rimpiazza una funzione nativa. La distinzione tra funzioni gratuite e Pro potrebbe essere spiegata con più chiarezza già al primo avvio, magari con un onboarding più guidato. La gestione di cartelle e ricerche potrebbe diventare ancora più raffinata per chi possiede centinaia di app.
Adesso parliamo dell’elefante in mezzo alla stanza: l’app non è sullo store ufficiale di Apple ma si scarica dal sito dello sviluppatore. Come mai? Vale la pena ricordare che, per le regole di revisione dell’App Store, un’applicazione così vicina a un componente di sistema (anche se quel componente non c’è più) non potrebbe comunque trovare posto sullo store ufficiale. È una circostanza che racconta bene la natura di LaunchOS: un prodotto utile e curato, ma per definizione destinato a restare di nicchia, installato da chi sa esattamente cosa sta cercando.
In conclusione, LaunchOS non deve la propria riuscita all’originalità del concetto, ma alla qualità della ricostruzione: riprende il Launchpad, lo adatta a macOS Tahoe e lo rende più moderno in fluidità e personalizzazione, magari accompagnandolo con nuovi widget sulla scrivania. È il tentativo meglio riuscito finora di restituire al Mac un’esperienza che molti utenti considerano ancora indispensabile. Il voto finale, di 4,5 su 5, riflette questo equilibrio.
Pagella
Pro
– Fedeltà quasi totale all’esperienza del vecchio Launchpad
– Versione base gratuita e utilizzabile senza acquisto
– Sviluppo attivo, con aggiornamenti frequenti e mirati
Contro
– Onboarding iniziale ancora migliorabile per gli utenti meno esperti
– Confine tra funzioni gratuite e Pro non sempre chiarissimo
– Resta comunque un sostituto di terze parti di una funzione di sistema
Voto
4,5 su 5











