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Non concorrenza nel reclutamento di dipendenti, Cook chiamato da un giudice

In California il giudice Lucy Koh ha chiesto a Tim Cook, amministratore delegato di Apple, di presentarsi per essere ascoltato riguardo a una vicenda che vede coinvolte alcune aziende della Silicon Valley. L’obbiettivo del magistrato è comprendere se e perchè alcune aziende abbiano stipulato un patto di non concorrenza quando si tratta di offrire il lavoro a dipendenti di altre realtà della Silicon Valley.

Stando a quanto riporta Reuters le accuse sarebbero state sollevate da cinque dipendenti di big del settore come Apple, Google, Intel e altri; in base a quanto riferito ci sarebbe stato un impegno da parte dei vertici per non reclutare dipendenti provenienti da concorrenti, questo per evitare aste sulle professionalità e tenere bassi gli stipendendi.  La prova dell’accordo trasparirebbe in alcune mail scambiate tra non meglio precisati dirigenti che discuterebbero sull’opportunità e i vantaggi che derivano dal non sollecitare richieste d’impiego di dipendenti che arrivavano da società concorrenti. Vantaggi a cui farebbero da riscontro svantaggi visto che sarebbe impossibile per un dipendente di una delle aziende coinvolte nel patto migliorare la propria posizione economica o la propria posizione lavorativa. Poiché parliamo di alcune delle più importanti aziende del settore questo avrebbe inciso notevolmente sul salario medio in generale, visto che altre imprese non sono in grado di competere con quelli offerti dalle realtà coinvolte nell’accordo.

Non è chiaro se vi sono le basi per una class action (azione collettiva condotta per conto di più soggetti) ma intanto i cinque avvocati che difendono gli attori sono pronti a chiedere centinaia di milioni di dollari di danni.

Gli avvocati di Apple sostengono che Cook non può essere coinvolto nella faccenda, poiché all’epoca dei fatti egli era lo chief operating officer, direttore operativo posto alle dirette dipendenze dell’amministratore delegato con responsabilità di coordinamento e ottimizzazione. Il giudice ha ad ogni modo chiesto la sua deposizione: “Trovo difficile credere che il COO non avesse niente da dire sulle indennità e il salario dei lavoratori” ha dichiarato Koh. Oltre a Cook saranno ascoltati Eric Schmidt, Presidente del Consiglio di Amministrazione di Google e Paul Otellini, CEO di Intel.  

Nel 2010 il Dipartimento di Giustizia statunitense evidenziò accordi tra Apple, Google, Intel, Adobe, Intuit, Pixar e Disney.  Per il Dipartimento il reclutamento di personale tra aziende partner o concorrenti è una pratica legittima e il lavoratore ha il diritto di negoziare al meglio il proprio contratto di lavoro. I sostenitori della pratica applicata dalle varie aziende IT californiane sostengono, invece, che il sistema consente alle società di stare più tranquille e in prospettiva non preoccuparsi troppo della possibile perdita dei loro migliori talenti; un sistema che porterebbe, alla fine, benefici anche agli utenti finali, offrendo prodotti migliori realizzati da team che hanno modo di lavorare con calma e costanza agli stessi prodotti.

Documenti mostrati all’inizio dell’anno passato hanno provato che ci sarebbero state anche aziende che avevano rifiutato di aderire al patto e tra queste Palm. L’amministratore delegato di allora Ed Colligan avrebbe fatto notare a Jobs la proposta era «non solo sbagliata ma anche, probabilmente, illegale».

[A cura di Mauro Notarianni]

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