Apple come Napster

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Secondo alcune indiscrezioni Apple starebbe per potenziare iTunes trasformandolo in una sorta di Napster legale e a pagamento capace di cercare e scaricare tracce audio. La fantasia pare prevalere sulla realtà …

Apple starebbe per lanciare un servizio di streaming musicale, con possibilità  di download di files musicali a pagamento, legato a iTunes. A sostenere l’indiscrezione il solito MacOs Rumors che cita “fonti affidabili”.La decisione di entrare nel business cui si apprestano altre società  di tutto rilievo nel settore, come Real Networks e lo stesso Napster, sarebbe dettata da numerosi aspetti. Il principale sarebbe la conseguenza della cancellazione del servizio di Kerbango, la società  controllata da 3Com che sta per chiudere i battenti. Kerbango fornisce i canali audio anche a iTunes che quindi resterebbe senza “voce”.In occasione della “risintonizzazione” del servizio su altre frequenze Apple includerebbe un update che consentirà  di dare accesso anche a librerie musicali in MP3 compatibili con gli standard protetti che consentono di commercializzare le tracce audio. In pratica, pare di capire, iTunes diventerebbe una sorta di Napster capace di controllare, attraverso sofisticati sistemi di protezione, la distribuzione e la vendita di canzoni su Internet. Le canzoni potrebbero essere acquistate sia come singoli che come album.L’indiscrezione appare decisamente interessante perchè schiuderebbe scenari nuovi a Cupertino ma, ci pare, poco realizzabile. La complessità  di gestione di un simile sistema, specie se, come fa intendere MacOs Rumors, attuata tutta “in casa”, è evidente. Apple dovrebbe destinare enormi risorse per raggiungere accordi con le case discografiche, gestire le transazioni derivanti dall’acquisto, fornire un supporto e garanzie ai clienti. Il tutto su scala internazionale perchè Apple, di fatto, realizza i suoi profitti in tutti i paesi del mondo. Si tratterebbe quindi di fornire contenuti non solo agli abitanti degli USA ma anche ai clienti che risiedono, ad esempio, in Italia e Giappone e quindi raggiungere accordi anche con etichette di questi paesi. Operazione che logisticamente non ci pare valere i possibili ritorni economici, specie per una società  il cui business principale non è la vendita di servizi ma di hardware e di software.