Caso iPhone perduto: ora la polizia ammette «Alla perquisizione c’eravamo anche noi»

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Nuova svolta nella vicenda del telefono perso nel risotorante bar messicano di San Francisco: la polizia ha partecipato con due agenti in borghese alla perquisizione avvenuta in una casa privata. Ma le domande senza risposta che dovrebbero contribuire a far luce su quanto accaduto sono ancora diverse.

Come su un otto volante o una strada di montagna fatta di tornanti ed improvvise svolte, la vicenda dell’iPhone smarrito in un ritorante-bar di San Francisco trova una nuova direzione: presso la casa di Sergio Calderon, il giovane che è stato perquisito per verificare se era lui ad avere trovato il telefono, si sono effettivamente recati agenti di polizia. A dare conto dei nuovi sviluppi è sempre SF Weekly, il giornale americano che più di altri sta seguendo da vicino il fatto che incuriosisce il mondo degli appassionati Apple.

«In effetti – dice al giornale il tenente Troy Dangerfield, lo stesso ufficiale che aveva smentito che la polizia avesse partecipato all’azione – dopo avere contattato la stazione di Ingleside (la stazione di polizia che ha competenza su Bernal Heights il quartiere dove si è svolta l’operazione NDR) abbiamo saputo che due agenti della polizia di San Francisco si sono recati con ispettori di sicurezza Apple alla casa di Calderon. Erano in abiti borghesi e sono rimasti all’esterno dell’abitazione». Il giovane che ha subito la perquisizione sembra confermare questa versione, ammorbidendo i toni della precedente presa di posizione diventando in un tempo molto più possibilista sul fatto che qualcuno della polizia in effetti si fosse recato a casa sua: «erano in sei – dice ora al giornale – due sono entrati in casa e visto che quando eravamo fuori mi hanno detto che erano della polizia ho pensato che anche quelli che erano entrati lo fossero ed è per questo che gli ho consentito di perquisire la casa».

Nonostante la precisazione sono ancora molte le domande a cui rispondere intorno a questa bizzarra vicenda e alcune di queste non sembra siano facili da affrontare neppure da parte della polizia. Ad esempio non sembra regolare il fatto che a svolgere la perquisizione siano stati responsabili di Apple e che gli agenti qualificati a fare questa operazione siano rimasti fuori: «Apple è venuta da noi e ci ha chiesto assistenza per ritrovare qualche cosa che avevano perso e due agenti in borghese hanno accompagnato alcune persone di Apple. Da quel che ne so – dice il tenente Dangerfield – i nostri agenti sono rimasti fuori dalla casa, assistendo semplicemente le persone di Apple nella loro ricerca. Legalmente chiunque ha diritto di tenere fuori da casa propria persone che non vuole che entrino». Dangerfield non sembra i grado neppure di dire se davvero le due persone che Calderon ha fatto entrare in casa sia siano effettivamente presentate come agenti di polizia oppure no. Infine resta da capire la ragione per cui del fatto non ci sia alcuna traccia negli archivi della polizia al punto che non uno ma due ufficiali (oltre da Dangerfield, anche il portavoce del SFPD Eddie Esparza), dopo avere svolto dei controlli non avevano trovato traccia di esso.

Forse qualche cosa di più se ne saprà nei prossimi giorni quando Sergio Calderon sarà informalmente sentito dalla polizia di San Francisco per fare maggior chiarezza su quanto accaduto.

Qui sotto il ristorante Cava 22 come esso appare su Google Street View

cava 22 san Francisco