La crisi di Microsoft e lo “switch” di Apple

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Gli utenti del mondo PC sono insoddisfatti come non mai. Apple ha la possibilità  di cogliere i frutti ma ad una condizione: passare a processori PC. Lo sostiene un’analista di Yankee Group che spiega il suo punto di vista, le strategie che dovrebbe applicare Cupertino e il futuro della piattaforma così come scaturiscono dalla sua ricerca in un’intervista esclusiva rilasciata a Macitynet

L’insoddisfazione per Microsoft non è mai stata così alta. In una ricerca svolta da Yankee Group risulta che il 40% dei responsabili di un campione di 1.500 aziende statunitensi si siano stancati delle pratiche da monopolista e dei problemi di affidabilità  del software made in Seattle, oltre che della confusione intorno a .Net , ai cronici ritardi nel rilascio di aggiornamenti critici e sopratutto al nuovo programma di licenze business del software. E per questo stanno prendendo in considerazione l’ipotesi di cambiare sistema operativo.

Questo ovviamente non accadrà  in modo così massiccio: Windows rimarrà  anche in futuro il sistema operativo più diffuso. Ma è tuttavia un segnale importante, vuol dire che qualcosa sta cambiando. Anche se quello che cercano le aziende statunitensi non è solo un altro sistema operativo, ma qualcosa di più. Come ci ha spiegato Laura DiDio, senior analist di Yankee Group – importante società  di consulenza americana – e autrice del rapporto “Desktop Os: Ci sono alternative reali a Microsoft?” che presentiamo in anteprima per l’Italia.

Signora DiDio, lei ritiene che il nuovo Mac Os X possa essere un vero competitor per Windows nei sistemi desktop delle medie imprese?

Sì, il nuovo sistema operativo è assolutamente un competitor reale per Windows NT, 2000 e XP professional.

Tuttavia, molti analisi sottolineano come i responsabili degli acquisti di tecnologia delle aziende non siano a loro agio con i prodotti di Apple, principalmente per via dell’hardware proprietario. Ritiene che sia vero?

Sì, credo proprio che sia il punto cruciale. In questo momento la stessa parola “proprietario” è un problema! Tutti i responsabili degli acquisti cercano innanzi tutto prodotti che aderiscano agli standard industriali: questo significa hardware, software, devices, connettività  Wan, protocolli, web services, prodotti per la gestione dei network e della loro sicurezza, giusto per indicarne alcuni. Se Apple ritiene di poter entrare nel settore delle imprese e di essere presa sul serio, deve aprire la sua architettura e supportare qualcosa in più dei PowerPC. Questo significa abbracciare i chipset di Intel e AMD… Ritengo che solo a quel punto Apple avrebbe una chance reale di essere accettata a pieno titolo da chi sceglie i sistemi informatici delle imprese.

Quindi, lei ritiene che per Apple sia ineludibile fare “switch” verso altri processori…

Apple dovrebbe cambiare, infatti, e scegliere Intel o Advanced Micro Devices (AMD) il più alla svelta possibile. Le ripeto, questo vorrebbe dire acquistare credibilità  con i grandi dipartimenti IT e renderebbe più semplice per chi suggerisce di utilizzare i Macintosh (anche per i singoli dipendenti che suggeriscono l’acquisto di Mac per il loro desk) di ottenere una risposta positiva da parte del corporate management.

Linux e Mac Os X: entrambi possono crescere, secondo il suo rapporto. Diventeranno concorrenti?

La presenza di Linux nelle imprese sta aumentando. E Yankee Group ritiene che Linux occuperà  una nicchia di mercato molto ricca. E’ già  il secondo sistema operativo per vendite nelle aziende, nel 2001. Se Linux riesce a sfruttare questo momento favorevole, può raggiungere e sorpassare la quota di mercato generale di Apple. Ma anche Cupertino sta facendo alcune buone mosse e un buon lavoro con la comunicazione pubblicitaria. Perciò, a questo punto, ritengo che entrambi i sistemi siano alla pari, nel complesso.

Quali devono essere le caratteristiche dei sistemi che le aziende possono scegliere in alternativa a Windows?

Per quanto riguarda Linux, Yankee Group consiglia le imprese di guardare alle distribuzioni con GNOME e Star Office della SUN come completo sostituto di Windows. Per il Macintosh apparentemente è più semplice. Però bisogna fare attenzione a una serie di fattori: che le applicazioni cruciali per l’impresa siano supportate su Linux o Mac o che si possa integrarli in un ambiente misto basato su Windows XP Professional. E’ più facile dirlo che farlo, attualmente.

Eppure Apple ha fatto grandi sforzi in questo senso, scegliendo Unix come fondamento di Mac OS X…

Tutti e tre i sistemi operativi sono migliori dei loro predecessori. Sia Linux che Windows XP che Mac Os X sono più stabili. Grazie alla memoria protetta riescono a funzionare anche se una applicazione si blocca, e le architetture su cui si basano fino a poco tempo fa erano disponibili solo su computer high-end, molto costosi. Il problema oggi è quello della facilità  d’uso e della compatibilità : con i protocolli di rete (che significa principalmente TCP/IP, AppleTalk è morta), con hardware e periferiche, con le applicazioni.
Nel settore delle periferiche, quello maggiormente problematico per Linux, in realtà  Apple e Microsoft hanno due approcci profondamente diversi: se condividono entrambi i sistemi plug and play, Apple è il principale fornitore delle sue stesse periferiche, e anche nel caso delle periferiche di terze parti svolge alla perfezione il suo lavoro di garantire un plug and play senza sbavature.
Microsoft invece deve supportare migliaia di fornitori di compatibili e di accessori. Quindi, è sempre un po’ difficile installare le componenti di terze parti, anche se c’è molta scelta, rispetto al mercato di Apple.