L’ultima follia di Google è il video

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La casa di Mountain View lancia la versione beta del motore di ricerca per il video trasmesso dai broadcaster televisivi statunitensi. E la nuova ondata della rivoluzione del motore di ricerca più popolare al mondo.

Cos’hanno in comune Pbs, Nbc, Fox News, C-Span e vari altri network televisivi nazionali statunitensi? Il fatto che da ieri sono “cercabili” con Google. Direttamente tra i programmi video.

E’ l’ultima follia della casa di Mountain View, che sta “sparando” una dopo l’altra una serie di novità  tali da far pensare che il mondo dei motori di ricerca non sia più lo stesso.

Se da una parte si pensa, come ripreso anche su Macity ieri, che forse è in preparazione una versione custom di Mozilla, che potrebbe diventare quel GBrowser da accoppiare a Gmail e agli altri servizi di ricerca sul desktop e via dicendo che l’azienda sta lanciando in stato di perenne versione beta, altro ancora si può dire per questo nuovo servizio.

Google sta infatti, attraverso Google Video, aprendo un mondo completamente nuovo all’idea stessa di motore di ricerca che ci siamo abituati ad avere con i “soliti” Altavista, InfoSeek e Yahoo!. Anzi, proprio quest’ultima compagnia, con un pallido tentativo di reggere il passo di Google, ha annunciato un analogo servizio di ricerca tra il video trasmesso dalla televisione statunitense. Ma appare ormai come un corridore “bollito”, che regge per miracolo il passo mentre il pubblico attende di vederlo inciampare e cadere definitivamente.

Google sta probabilmente anche per entrare nel mercato della voce attraverso Internet, la cosa più “calda” del prossimo futuro, e oltre a questo sta portando avanti un numero di ricerche “segrete”, semi-segrete, pubbliche ma in beta e nuove funzionalità  da far dubitare che dietro non ci sia un lavoro di sviluppo tale da far impallidire la stessa Microsoft.

La ricerca di testi accademici, la possibilità  di anticipare i risultati di una ricerca man mano che si digita il testo da trovare, le mille e una trovata di Google non si contano oramai più. Aveva ragione Tim O’Reilly, l’editore tecnologico, dunque, quando sosteneva che la prossima “killer application” non sarebbe stata del codice da installare sulle proprie macchine ma un servizio di rete. E avevano ragione quelli di Google nel voler creare un ambiente rilassato per il lavoro, dove ognuno dei dipendenti abbia la possibilità  di portare avanti anche il proprio progetto personale di ricerca. Andando avanti così, infatti, non ci sarà  neanche bisogno di far uscire dalla fase di beta i nuovi servizi per azzerare la concorrenza.

Il servizio video consente di cercare su un archivio di video contenuti testuali interrogando i meta-dati che i network statunitensi producono automaticamente in virtù del diritto di accesso ai programmi televisivi anche delle persone con una disabilità  fisica. Si tratta della Closed captioning o CC, cioè dei sottotitoli che riportano non solo i dialoghi ma descrivono anche le altre attività  sonore (musica, rumori, effetti) e che tutte le maggiori televisioni Usa fanno in diretta a tutti i programmi, i notiziari e persino alla pubblicità .

Geniale nell’idea, il servizio ovviamente non fa accedere direttamente al contenuto del video ma ne presenta solo alcuni fotogrammi contestualizzati dal flusso di informazione dei sottotitoli. Abbastanza per ritrovare Bill Clinton o Steve Jobs nei notiziari della Nbc e aprire un universo nuovo al modo in cui si fa ricerca sulla televisione attraverso Internet.