Mandrake non entra in United Linux

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La nascita di UnitedLinux ha evidenziato che esiste qualche malcontento latente nella comunità  Linux riguardo il ruolo di RedHat, ma se il nuovo consorzio Linux credeva di trovare terreno fertile per nuove adesioni alla sua causa, MandrakeSoft, produttrice di Linux Mandrake, le ha troncate con un comunicato di ghiaccio.

Linux Mandrake è una delle più note distribuzioni Linux, è sviluppata in Francia e deve gran parte del suo successo al fatto di essere da sempre orientata al desktop e alla semplicità  di utilizzo.
Tecnicamente è un derivato di RedHat, e quindi è parte del gruppo delle distribuzioni che usano RPM come formato dei pacchetti di installazione.
Mandrake, che aveva avuto profitti nei suoi primi anni, ha recentemente informato di avere qualche difficoltà  finanziaria, ma anche di credere di essere sulla giusta strada per raggiungere il pareggio e tornare al profitto prima di fine anno.

United Linux è invece un consorzio, nato da circa un mese e formato da alcuni nomi importanti tra i Linux vendor: Caldera, SuSE, Turbolinux e Connectiva, che si sono uniti per creare una superdistribuzione comune in modo da tentare di arginare lo strapotere di RedHat, la vera dominatrice del mercato Linux.

Adesso Mandrake informa di non volere entrare a far parte del consorzio, e ne spiega i motivi in un dettagliato comunicato presente sul suo sito.

Il punto principale che Mandrake tiene a segnalare è che Linux non è UNIX perlomeno non è diversificato come lo erano i vari UNIX (HP-UNIX, SCO, AIX ecc.)e come vorrebbe far credere la dichiarazione di intenti di United Linux, che si prefigge lo scopo di semplificare lo sviluppo di software e hardware per Linux, avendo una sola distribuzione da supportare.

La grande parte di software che compone una distrubuzione è composta, secondo Mandrake, da Free Software (Open Source) ben noto, e dunque ogni Linux usa gli stessi ingredienti di base; la differenza è la scelta dei componenti inseriti (più o meno nuovi), i tool di installazione e configurazione ed eventualmente il gestore dei pacchetti.

Date queste premesse, le incompatibilità  che possono sorgere sono, a livello di codice sorgente, estremamente limitate, ed è comunque relativamente semplice ricompilare l’applicazione incriminata.

Il problema, prosegue il comunicato di Mandrake, è invece reale nel caso di software proprietario, e può essere dovuto ad una differenza di versione di una libreria o ad una variazione nella gerarchia del filesystem, ma proprio per mettere fine a questo tipo di disagi è stata creata la “Linux standard base”, tramite la quale molti vendor Linux cercano di integrare diversi aspetti delle loro distribuzioni in uno standard.

Proclamare che “ci sono troppe distrubuzioni Linux”, continua Mandrake, è una interpretazione molto ristretta del fenomeno Linux: se esistono più di 200 distribuzioni significa che ci sono sviluppatori e utenti per i quali le diversità  importano; l’importante è che ciascuna rispetti alcuni standard.

MandrakeSoft ritiene che UnitedLinux sia semplicemente un consolidamento: diversi concorrenti decidono di unificare i loro prodotti, una cosa che spesso accade in qualunque mercato, ma crede anche che non otterrebbe alcun beneficio dal partecipare al consorzio.
Anzi: (stoccata finale del comunicato) perderebbe il suo approccio “facile da installare, facile da usare”, e comunque la quota di mercato sommata dei quattro vendor non raggiunge quella di Mandrake; in più, Mandrake è totalmente devota al Free Software e i suoi programmi sono e saranno sempre liberamente scaricabili senza restrizioni particolari.

MandrakeSoft dunque ribadisce che la sua strategia a lungo termine è centrata sull’approccio al Free Software: una larga base installata di cui una piccola precentuale pagante, che ritiene migliore rispetto all’avere una larga percentuale di utenti paganti di una ristretta base di installato totale.

[A cura di Marco Centofanti]