PowerPC 970FX, produzione ancora bassa

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IBM combatte con problemi di qualità  nella produzione del PPC 970FX, il G5 che esce dalle linee di Fishkill. A confermarlo alcuni dirigenti di Big Blue che accusano difficoltà  nel mantenere alta la produzione.

IBM è in difficoltà  nel mantenere i livelli di produzione che aveva previsto per i processori che escono dall’€™impianto di Fishkill. A rivelare che l’€™impianto da cui escono anche i PPC 970 di Apple sta causando qualche problema di troppo a Big Blue è stato John Joyce, il responsabile delle operazioni finanziarie.

Nel corso di un incontro tenutosi la scorsa settimana Joyce ha parlato della vicenda a margine delle perdite accusate dalla divisione Microelectronics di IBM che ha perso 150 milioni di dollari nel corso del primo quarto fiscale dell’€™anno. Parte del rosso sarebbe da attribuire proprio all’€™incapacità  per la sofisticata linea di produzione che si trova nello stato di New York di sfornare una sufficiente quantità  di processori, ciò per i problemi che continua ad avere il cosiddetto ‘€œyield’€, ovvero il numero dei chip funzionanti e della qualità  e velocità  prevista che si riesce a ricavare da un singolo wafer.

Uno yield ottimale è un fattore primario nel processo produttivo dei chip e un segnale inequivocabile della messa a punto dello stesso.
Un yield alto significa basso scarto e costi di produzione più bassi oltre che, ovviamente, volumi produttivi più alti, quando invece lo yield è scadente i costi salgono e la produzione scende. Il perché è facilmente intuibile: la produzione di un wafer ha costi fissi e impegna gli impianti, se da esso si ricava il numero previsto di processori si abbattono i costi e si mantengono alti i livelli di output, se è di scarsa qualità  si è costretti a buttare i processori o a fissare velocità  di clock più basse, ricavando minori profitti. A seconda dei contratti stipulati con i clienti il risultato può essere prezzi più bassi o un volume al di sotto delle attese. In tutti e due i casi, comunque, si spunta un fatturato più basso.

I problemi di yield sono la norma quando si passa da un processo produttivo ad un altro; successivamente con la giusta taratura delle apparecchiature e gli affinamenti dovuti esso migliora costantemente, il che determina il citato aumento di produzione e l’€™abbattimento dei costi di produzione. IBM che per il PPC 970FX è recentemente passata alla tecnologia a 90 nanometri, da quel che si intuisce, sarebbe in una fase in cui il numero di chip dovrebbe cominciare a crescere ma non riesce a farlo.

Alcuni osservatori traggono da questo quadro una situazione sfavorevole per IBM e, indirettamente, anche per Apple. Da una parte Big Blue si trova in difficoltà  dal punto di vista economico perché Apple non acquista la produzione basandola sul numero di wafer sfornati dall’€™impianto, indipendentemente dalla qualità  dei chip, ma acquista singoli processori che devono avere una ben precisa velocità  e quindi IBM deve assolutamente incrementare la qualità  dello yield se non vuole continuare a perdere danaro. Dall’€™altra, però, Apple non ha il numero di processori di cui avrebbe bisogno e dunque non riesce ad immettere sul mercato le macchine previste.

Le conseguenze sul fronte di Cupertino sono note. Fred Anderson, del resoconto fiscale del trimestre Apple, ha ufficialmente sottolineato di avere commercializzato pochissimi Xserve proprio per avere ricevuto pochi processori. Ufficiosamente in molti ritengono che sia proprio la scarsità  di processori PPC 970FX ad avere costretto Apple a rinviare il rinnovo dei G5 che in molti avevano previsto per fine febbraio o inizio marzo.