Universal venderà  brani senza DRM; iTunes Store fuori dai giochi

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La major ha in programma nei prossimi mesi di liberare parte del suo catalogo dal giogo dei DRM: concederà  la vendita online di brani privi di protezione digitale. Come prevedibile, dall’iniziativa sarà  escluso l’iTunes Store.

Dopo il mancato rinnovo del contratto fra Universal ed Apple, la casa discografica sembra aver deciso di fare un passo ulteriore. Arriva dal New York Times la notizia che Universal avrebbe deciso di offrire buona parte del suo catalogo senza protezione DRM.

Il servizio dovrebbe partire da gennaio, quando i brani DRM-free di Universal saranno disponibili via download al costo di 0,99 dollari sui servizi online di RealNetworks, Amazon e Wal-Mart e di Google (prossimo all’arrivo), oltre a considerare i siti degli artisti.

Come facilmente intuibile, l’iniziativa non coinvolge iTunes Store: visto il mancato rinnovo degli accordi fra le due società , il negozio virtuale di Apple non potrà  usufruire della svolta “liberista” della major.

Risultano ancora sconosciute le ragioni che hanno portato al (momentaneo?) divorzio fra Apple e Universal; oltre a motivazioni economiche, che, come detto, potrebbero riguardare accordi sulle royalties da pagare sui lettori mp3 venduti, la fine del rapporto fra la Mela e la casa discografica potrebbe conseguire proprio dalla decisione di vendere brani senza protezione digitale.

iPod è il lettore mp3 più diffuso al mondo e scegliere di non vendere su iTunes Store era fino a poco tempo fa un suicidio commerciale. Con l’avvento dell’era “DRM-free” cade però il forte legame fra iTunes Store e iPod: sul lettore di Cupertino possono essere tranquillamente utilizzati brani DRM-free acquistati su altri servizi online.

Venuto meno il vantaggio “tecnologico” che univa la proposta commerciale di iTunes Store con il grande successo di vendita di iPod, è ipotizzabile che Universal abbia deciso di approfittarne sul fronte economico, cercando alleati disposti a concedere qualcosa in più rispetto a Cupertino sul lato finanziario, nel tentativo di contrastare la leadership di Steve Jobs sul mercato musicale online.