Yahoo, la rivoluzione è servita

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Carol Bartz mette in atto la prevista rivoluzione di Yahoo. Cambiano i manager e la struttura. Obbiettivo: rimettere in carreggiata una vettura che da ormai diversi mesi marcia a fatica.

L’€™annunciata rivoluzione di Yahoo è arrivata. Come previsto da alcune voci del fine settimana (di cui Macity aveva già  dato conto), il nuovo amministratore delegato Carol Bartz ha letteralmente stravolto il profilo manageriale della società  di Sunnyvale, puntato su volti nuovi e su semplificazione degli assetti.

Se ne va, puntualmente preannunciata, la bizantina e complessa infrastruttura di controllo delle region. Ora ne restano solo due: una che gestirà  il mercato Nordamericano e una che controllerà  il mercato internazionale. I gruppi di sviluppo tecnologico e dei prodotti, che secondo diversi osservatori complicavano inutilmente il sistema, sono stati unificati sotto il comando di Ari Balogh che avrà  la qualifica di CTO. Ci sarà  un capo per il mercato della pubblicità  in Nord America (Hilary Schnider) e uno a livello internazionale (non ancora scelto). Un’€™altra donna si occuperà  del marketing (carica non esistente precedentemente in Yahoo). La Bartz ha anche nominato un suo ‘€œbraccio destro’€, Joel Jones che gestirà  i rapporti con la staff, facendo il ruolo di una sorta di “primo ministro”. Infine David Ko avrà  l’€™incarico di gestire l’€™intero business mobile, mentre ciascun gruppo avrà  quello di curare tecnologicamente la mobilizzazione dei suoi prodotti.

In questo contesto si colloca anche la partenza di Blake Jorgensen, capo del settore finanziario di Yahoo. L’€™abbandono di Jorgensen è il secondo grande addio dopo quello di Neeraj Khemlani, che gestiva il settore news ed information.

Le mosse della Bartz hanno sicuramente cambiato l’€™aspetto di Yahoo. Ora gli analisti attendono di vendere all’€™opera i nuovi manager anche se la rotta tracciata non è sicuramente breve né priva di rischi. All’€™orizzonte ci sono scorporazioni e alleanze. In primo piano resta sempre la cessione del business della ricerca a Microsoft che, per esplicita dichiarazione di Ballmer, è ancora interessata a discutere dell’€™argomento.