Arrivano le prime batterie di carta. L’annuncio, nel contesto del CES, è di Flint, startup con sede a Singapore, che ha comunicato alla vigilia del grande evento tech di Las Vegas l’avvio della produzione di una componente per batterie basata su cellulosa, biodegradabile e priva di PFAS.
Si tratta di batterie ricaricabili, non tossiche e orientate a un utilizzo più sicuro rispetto agli accumulatori tradizionali, anche dal punto di vista industriale. L’annuncio si colloca in una fase in cui il tema delle batterie non riguarda più solo prestazioni e autonomia, ma anche filiere produttive, sicurezza e soprattutto fine vita.
La tecnologia della batteria in cellulosa di Flint
Al centro della tecnologia sviluppata da Flint c’è l’uso della cellulosa, il materiale che costituisce la struttura delle piante, come elemento funzionale della batteria. Il materiale partecipa al trasferimento degli ioni tra anodo e catodo, consentendo di eliminare materiali come litio, nichel, cobalto e PFAS.
I PFAS, ovvero le sostanze per- e polifluoroalchiliche, sono composti chimici noti per la loro persistenza ambientale e per i potenziali rischi per la salute. La loro esclusione permette di mantenere l’accumulatore basato su elementi abbondanti e non tossici, con ricadute dirette anche sullo smaltimento.
Dal punto di vista della sicurezza, Flint afferma che la combinazione tra cellulosa ed elettroliti proprietari renda le batterie non infiammabili e non esplosive. Un aspetto che riguarda non solo l’uso quotidiano, ma anche trasporto, stoccaggio e gestione a fine vita. L’azienda dichiara inoltre che le batterie sono ricaricabili, con una durata paragonabile a quella degli accumulatori tradizionali e con un costo per kilowattora inferiore, grazie all’impiego di materiali più semplici e diffusi.
Flint utilizza processi produttivi a base d’acqua, che riducono i rischi industriali e facilitano la scalabilità. L’impianto di Singapore è stato realizzato attorno a questa architettura proprietaria e fa parte di una nuova struttura dedicata a produzione pilota, aumento di capacità e attività di ricerca.
Smaltimento e limiti delle batterie tradizionali
Lo smaltimento resta uno dei punti più critici delle batterie agli ioni di litio oggi dominanti. A fine vita, questi accumulatori richiedono processi complessi, costosi e fortemente regolamentati, perché coinvolgono materiali potenzialmente pericolosi, elettroliti chimici e componenti soggetti a rischio di incendio. Il riciclo è possibile, ma non sempre consente di recuperare una quota significativa dei materiali utilizzati.
In questo contesto, una batteria realizzata con materiali non tossici e biodegradabili riduce la complessità della gestione del fine vita, abbassando rischi e vincoli industriali. È un aspetto particolarmente rilevante per l’elettronica di consumo e per tutte quelle applicazioni in cui il numero di batterie immesse sul mercato cresce più velocemente delle infrastrutture di riciclo.
Restano comunque aperte diverse incognite. Densità energetica, stabilità nel tempo, comportamento dopo lunghi cicli di carica e scarica e resistenza in condizioni ambientali differenti saranno fattori decisivi. È probabile che, almeno nella fase iniziale, queste batterie trovino spazio in ambiti in cui sicurezza e smaltimento contano più delle prestazioni assolute.
Flint ha infine confermato che due prodotti basati su questa tecnologia verranno presentati ufficialmente al CES 2026, con dimostrazioni in scenari d’uso reali.











