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Dobbiamo combattere per il diritto di riparare gli apparecchi digitali?

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Dobbiamo combattere per il nostro diritto di riparare gli apparecchi elettronici che entrano nella nostra vita. Con il diffondersi della tecnologia nelle vite di tutti e il desiderio delle aziende produttrici di vendere il nuovo senza preoccuparsi di riparare il vecchio, è sempre più importante.

A dirlo non è una associazione di consumatori o un gruppo di rappresentanza dei lavoratori autonomi nel settore delle riparazioni after-market. Invece, è Spectrum, la rivista online autorevole dello IEEE, l’associazione internazionale degli ingegneri elettronici che marca gli standard più importanti delle nostre vite e sulla quale tutto si può sostenere tranne di essere una istituzione contrara alla globalizzazione tecnologica del nostro pianeta. Lo afferma in un articolo-manifesto commissionato a Kyle Wiens, cofondatore e Ceo di iFixit, e a Gay Gordon-Byrne, direttore esecutivo di Repair.org.

Eppure, al di là degli intransigenti del consumo responsabile – ma saranno davvero intransigenti? – il problema secondo IEEE Spectrum è sostanziale. «I produttori – scrive la rivista – preferirebbero vendervi l’ultimo modello piuttosto che riparare il vecchio prodotto elettronico, così lavorano per rendere gli apparecchi troppo costosi o troppo difficili da riparare. È un problema globale perché il mercato della tecnologia è globale, e la gente di tutto il pianeta ne è toccata. Con così tante persone che buttano via apparecchi rotti, non è una sorpresa scoprire che i rifiuti elettronici sono la categoria che sta crescendo più rapidamente, con decine di donnellate gettate nelle discariche ogni anno in tutto il mondo».

diritto di riparare gli apparecchi digitali

Sono nate associazioni come Repair.org che si occupano di cercare di coordinare gli sforzi per il riciclaggio e la riparazione degli apparecchi. Negli Usa dodici stati hanno introdotto la normativa che si chiama “diritto di riparare”. La resistenza viene dai lobbisti delle grandi organizzazioni, ovviamente, che – secondo l’articolo – vogliono convincere i consumatori che non è possibile riparare smartwatch, telefonini e altri apparecchi molto piccoli. Invece, i difensori del diritto di riparare le proprie cose sostengono che, usando componentistica equivalente e istruzioni fornite da terze parti, sia possibile riparare quasi tutto.

Una delle spiegazioni per cui non è possibile riparare gli oggetti tecnooogici deriva dall’interpretazione che le grandi multinazionali avrebbero fatto delle due normative – una statunitense e l’altra europea – sul copyright. Pensata originariamente per proteggere i prodotti elettronici in quanto opere d’ingegno dalla copia non autorizzata di aziende pirata e clonatrici, la normativa consente di creare lucchetti digitali che bloccano e rendono impossibile l’utilizzo di componentistica di terze parti o la riparazione degli oggetti. Un esempio è quello delle cartucce per stampanti o le batterie degli apparecchi fatte con il chip che permette di utilizzare componenti solo di prima parte.

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Negli Usa, dopo alcuni scontri piuttosto accesi fra associazioni di consumatori e aziende produttrici ad esempio di trattori (John Deere) e automobili, il diritto alla riparabilità degli autoveicoli o dei mezzi da lavoro è stato chiaramente disposto. La normativa statunitense per la riparazione degli apparecchi elettronici si basa su una normativa simile, ma non è diffusa in tutti gli stati. L’Europa segue una differente traiettoria, meno chiara visto che la normativa europea non è così netta e soprattutto non vincolante nei singoli stati.

In sostanza, se da un lato ci possono essere leggi di mercato che spiegano cosa permette alle aziende di fare soldi, dall’altro c’è un tema molto più profondo: «Il diritto di riparare gli apparecchi elettronici – dice l’articolo – non è semplicemente una cosa che riguarda la riparazione di oggetti, ma piuttosto la loro proprietà. Se avete comprato un oggetto, ne avete la proprietà completa e non solo in parte. E questo significa che dovreste essere in grado di ripararlo o farlo riparare da chi volete voi. I termini della proprietà di un oggetto non dovrebbero cambiare in base alla presenza o meno di un chip al suo interno».

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