Ebook, Jobs intervenne direttamente nelle negoziazioni per il modello agenzia

Prosegue la querelle giudiziaria che coinvolge Apple e i maggiori editori statunitensi sul cartello ebook. Gli ultimi sviluppi confermano una partecipazione diretta di Steve Jobs nella diffusione del modello agenzia e un evidente insofferenza nei confronti di chi esprimeva dubbi in margine ad esso.

Prosegue la querelle giudiziaria che vede Apple e i maggiori editori statunitensi sul banco degli imputati di fronte al dipartimento di giustizia americano, che li accusa di aver fatto “cartello” per gonfiare i prezzi degli ebook. Gli ultimi sviluppi confermano una partecipazione diretta di Steve Jobs nell’adozione del modello agenzia, la modalità con cui è l’editore a fissare il prezzo e si impegna ad applicarlo universalmente, in particolare in relazione ad un non identificato editore, restio nell’abbracciare la nuova modalità di vendita.

Ricordiamo che il modello agenzia si contrappone a quello all’ingrosso che aveva lanciato e perseguito Amazon. In questo caso non è l’editore a fissare il prezzo, ma il rivenditore. Chi pubblica libri si limita a determinare il profitto che vuole ricavare da un libro e lascia al rivenditore il compito di fissare il prezzo. Amazon aveva usato questo sistema per lanciare una complessa strategia di promozioni e traino sulle promozioni, perdendo anche denaro sulle vendite a fronte di visibilità e marketing.

Dopo alcuni sforzi senza esito da parte di Eddie Cue, fu Jobs ad inviare personalmente un’email al responsabile della casa editrice in questione, prospettandogli tre diversi scenari. Il primo sarebbe stato restare con Amazon e continuare a vendere libri a 9.99 dollari, raggiungendo il 70% del mercato,
Il secondo scenario era semplicemente ritirare i libri da Amazon, ma la scelta avrebbe favorito la pirateria, non consentendo agli utenti di acquistare i libri in maniera diretta e agevolata.  La terza scelta era unirsi ad Apple e favorire la diffusione di un mercato di ebook a 12.99 o 14.99 dollari. Tre giorni dopo l’invio dell’email l’atteggiamento del responsabile mutò e l’editore decise di adottare il modello agenzia di Apple.

Dalle carte emergono anche pressioni da parte del CEO di Penguin all’allora amministratore delegato di Barnes & Noble Steve Riggio, in cui il primo esprimeva il suo disappunto nei confronti della casa editrice Random House, che aveva rifiutato di aderire al modello agenzia e aveva deciso di proseguire la collaborazione con Amazon, consigliando Riggio di “danneggiare Random House tanto quanto Amazon stava danneggiando il mercato dell’editoria”.

Con il passare del tempo sembrerebbe che le posizioni degli accusati tendano a peggiorare e senza dubbio ogni singola vicenda avrà peso anche sull’inchiesta aperta presso la commissione Europea.