Firma Digitale multipiattaforma? Il Ministero si muove.

Grazie anche all’interessamento diretto di numerosi utenti Mac.
Ecco le risposte ufficiali e un documento audio.

Il recente Decreto di recepimento della direttiva comunitaria del Governo in materia di Firma Digitale ha destato aspre critiche da parte dei giuristi e degli esperti di Diritto Informatico.
Il Portale www.interlex.it ha definito il testo del Decreto confuso con cambiamenti non necessari ed errori,ha persino rintracciato dubbi di costituzionalità .
Uno schema che distrugge il quadro normativo italiano che che rilancia la questione “Firma Digitale” nel caos.
Per di più nessun riferimento specifico a Sistemi Operativi coinvolti, lasciando quindi campo libero a certificatori di Firme Digitali che utilizzano esclusivamente piattaforme Microsoft.
Alla luce di queste problematiche, diversi utenti Mac uniti dalla mailing list del POC (PowerBook Owners Club) “Poctalk”, su suggerimento di Edoardo Volpi Kellerman, hanno deciso di sensibilizzare l’attuale Ministro Lucio Stanca (ex numero uno IBM Italia) con una massiccia campagna di email, chiedendo una risposta certa riguardo l’accessibilità  alla Firma Digitale da parte di utilizzatori di Sistemi Operativi non-Microsoft.
Lo stesso Volpi, durante una trasmissione radiofonica, incalzò il Ministro con una richiesta di chiarificazione in merito (scaricatevi il documento audio in formato MP3) che con una risposta vaga ma rassicurante, sembrava togliere ogni dubbio sulla disponibilità  del Ministero a rendere universalmente accessibile la Firma Digitale indipendentemente dalla piattaforma utilizzata.

Dal Ministero arriva un’ulteriore conferma di “apertura” a Sistemi alternativi a Microsoft. L’Ufficio Relazioni Esterne e Comunicazioni del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie ha infatti replicato a tutti i membri di POCTalk protagonisti dell’iniziativa con riferimenti chiari e puntuali riguardo le problematiche della Firma Digitale e dei diversi Sistemi Operativi.
Riportiamo in toto, il messaggio del Ministero ricevuto dal redattore.

Gentile Signor Belcastro,
faccio riferimento alla Sua e-mail al Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie relativa alle piattaforme per la “firma digitale”.

Occorre distinguere i due aspetti, tecnologico e giuridico, della questione da Lei posta.

Sotto il profilo tecnologico, i certificatori per la firma digitale presenti nell’elenco pubblico sono autorizzati ad emettere certificati per la firma equivalente alla sottoscrizione autografa. Tali certificati, insieme alla chiave privata, indispensabile per la sottoscrizione digitale, sono poi distribuiti in modo sicuro all’interno del dispositivo di firma come ad esempio una smart card.

La smart card ed il certificato non hanno alcun legame a priori con l’ambiente operativo di utilizzo. I certificatori, nell’ambito delle loro autonome scelte di mercato, hanno prioritariamente sviluppato o acquisito prodotti per l’apposizione della firma digitale in determinati ambienti operativi, come ad esempio Windows, sulla base di proprie valutazioni della domanda di mercato.

Non essendo quindi presente alcuna limitazione tecnologica per altri ambienti operativi, come ad esempio Linux o Macintosh (MAC/OS), è possibile per i fornitori di software rendere disponibili anche per essi strumenti per la firma digitale.

Per quanto riguarda il profilo giuridico, la disciplina sulla firma digitale già  in vigore non contiene previsioni tali da impedire o in qualche misura ostacolare l’utilizzo di ambienti operativi diversi da Windows. Anche su questo piano, dunque, può affermarsi che lo sviluppo di prodotti di firma utilizzabili in tale ambiente operativo è la risultante delle spontanee dinamiche del mercato.

Il Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie ha proposto la nuova normativa sulle firme elettroniche in attuazione della disciplina comunitaria. Normativa approvata per la parte relativa ai principi generali ed in via di approvazione per la parte regolamentare. Tale normativa non solo continua ad essere “tecnologicamente neutrale”, ma è destinata a dare un forte impulso al mercato in questo settore eliminando la necessità  di un’autorizzazione preventiva per l’accesso al mercato da parte dei certificatori di firma e riconoscendo validità  ed efficacia giuridica anche alla nuova figura della firma cosiddetta “leggera”.

Infine, come è noto, si sottolinea che i principi a tutela della concorrenza non consentono, veri e propri aiuti diretti da parte dello Stato a vantaggio di determinate imprese o loro prodotti/servizi.

Comunque, desidero informarLa che il Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie, su iniziativa del Ministro, provvederà  a sensibilizzare sull’argomento l’Assocertificatori.

Con i migliori saluti.

Francesco Leopardi Dittaiuti

Ufficio Relazioni Esterne e Comunicazioni del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie

[A cura di Rudy Belcastro]