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I fornitori Apple progettano la fuga dalla Cina per la guerra dei dazi

Non è ancora chiaro quali saranno gli sviluppi della guerra dei dazi tra USA e Cina che potrebbe avere gravi conseguenze per Cupertino, ma una cosa è certa: se si intensificherà i più grandi costruttori a contratto di elettronica di consumo tra cui i fornitori Apple stanno già preparando un Piano B per evitare il peggio.

Costruttori e assemblatori di iPhone, di computer portatili non solo per conto di Cupertino, ma anche per tutti i principali marchi di computer e dispositivi hi-tech, hanno sede a Taiwan ma gestiscono immense città fabbrica in Cina. L’introduzione di nuovi dazi e tariffe metterebbe a repentaglio l’intero business perché queste società lavorano con margini ridottissimi di ricavi e profitti.

Trump (al centro) con il Governatore Scott Walker (a sinistra) e il CEO di Foxconn Terry Gou (a destra)
Trump (al centro) con il Governatore Scott Walker (a sinistra) e il CEO di Foxconn Terry Gou (a destra)

Non a caso l’apripista è stata ancora una volta Foxconn, il più importante e storico tra i fornitori Apple, che negli scorsi mesi ha inaugurato uno stabilimento da 10 miliardi di dollari per costruire display in USA.

I piani alternativi delle altre società sono forse meno ambiziosi ma concreti. I dirigenti di Pegraton hanno annunciato che nella peggiore delle ipotesi incrementeranno la produzione negli stabilimenti in Repubblica Ceca, Messico e direttamente anche a Taiwan.

cina-supera-usaStesso discorso per Compal e Inventec, quest’ultima costruisce gli auricolari AirPods e HomePod per Apple. Per tutte queste aziende è ancora impensabile l’idea di trasferire in toto la produzione in nuove fabbriche in altre nazioni fuori dalla Cina, ma tutte hanno già un piano d’azione da attivare rapidamente come risposta nel breve periodo a eventuali nuovi dazi e tariffe.

Oltre a Repubblica Ceca e Messico gli altri paesi candidati per i fornitori Apple sono Europa dell’Est, Polonia in prima fila, ma anche altri approdi nel Sudest dell’Asia, per esempio il Vietnam. In realtà gran parte di queste mete alternative era già stata presa in considerazione da alcuni anni a questa parte in risposta alla crescita del costo del lavoro in Cina.

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