Google: «I Chromebook rispettosi della privacy degli studenti USA»

"Big G" risponde al senatore statunitense che aveva chiesto di sapere cosa ne è dei dati riavati dagli studenti che usano i Chromebook, le app del programma Google Apps for Education (GAFE) e altri servizi.

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A gennaio il senatore USA Al Franken aveva comunicato di avere inviato una lettera a Google chiedendo di sapere come sono utilizzati i dati personali degli studenti che usano i Chromebook, le app del programma Google Apps for Education (GAFE) e altri servizi di “Big G”, evidenziando preoccupazioni concernenti la raccolta di informazioni per scopi diversi dall’istruzione. Ora sappiamo da una risposta di Google che queste preoccupazioni sono infondate.

La questione posta da Franken non è irrilevante.  Buona parte dei ricavi di Google derivano da annunci che sfruttano il cosiddetto “targeting”, funzione che consente di individuare il target delle campagne pubblicitarie mostrate mentre si naviga su internet; GAFE e altri servizi di Google usati nelle classi dagli studenti secondo l’Electronic Frontier Foundation (EFF) raccolgono dati con modalità poco chiare e questa ha presentato un esposto alla Federal Trade Commission, accusando “Big G” di violare gli impegni sottoscritti nello Student Privacy Pledge che prevede specifici meccanismi a difesa della privacy degli studenti.

La risposta di Google (qui in PDF) è arrivata firmata da Susan Molinari, VP responsabile delle politiche pubbliche e dei rapporti con le istituzioni, spiegando che i servizi chiavi per le scuole quali GAFE e altri quali YouTube e Blogger, raccolgono effettivamente dati concernenti gli studenti ma questi non sarebbero mai stati usati per fornire ai propri clienti indicazioni utili alla visualizzazione di annunci pubblicitari.

“I dati personali raccolti con i servizi chiave di GAFE sono usati unicamente per fornire i servizi stessi” dice Molinari; “le scuole sono responsabili della conformità con il Children’s Online Privacy Protection Act” (COPPA, legge americana del 1998 che tutela la privacy dei minori sul web, ndr), inclusa la necessità di ottenere il consenso dei genitori per la raccolta dei dati sugli studenti”. “I dirigenti scolastici” scrive ancora Molinari, “scelgono a quali servizi, oltre a quelli del GAFE, gli studenti possono avere accesso. Molti di questi, quali ricerche, Earth, Mappe e YouTube, offrono funzionalità che le scuole ritengono rilevanti e di valore”.

La responsabile di Google spiega che nei Chromebook molti dati vengono per default sfruttati in forma anonima per finalità che consentono di migliorare il prodotto. La Molinari non chiarisce bene in che modo sono trattati i dati che riguardano Chrome Sync, funzionalità che raccoglie e memorizza non meglio precisate “informazioni aggiuntive” dai Chromebook e dal browser Chrome permettendo agli studenti di passare direttamente da una macchina all’altra. Impostazioni del browser quali: cronologia, attività web e app, estensioni, segnalibri e password sono memorizzate nell’account di Google. Molinari spiega che gli utenti possono restringere le informazioni memorizzate nelle funzionalità di Sync con una password ma che per default la sincronizzazione delle impostazioni è attiva.

“La risposta alle mie domande è stata accurata” ha detto il senatore Franken, “ho apprezzato il loro impegno ma sono ancora preoccupato riguardo a cosa fa esattamente Google con le informazioni che raccoglie ed elabora ricavate dagli studenti che navigano su siti quali YouTube mentre sono loggati con i servizi pensati per l’istruzione”. “Continuerò a lavorare con Google per chiarire alcune sue politiche perché è importante per la privacy dei nostri studenti”.

Il senatore Franken aveva chiesto di eliminare le funzionalità di raccolta dati per i servizi GAFE secondo modalità opt-in che consentono con una sorta di silenzio-assenso di non essere destinatarii di campagne di target di nessun tipo. La Molinari non ha risposto in merito a questa richiesta spiegando genericamente che gli amministratori e i singoli utenti hanno la possibilità di restringere l’accesso a specifici servizi e che per l’uso di servizi esterni è necessario l’assenso dei genitori.

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