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I codici a barre hanno 45 anni

L’idea dei codici a barre nacque per opera di quelli che allora erano du estudenti di ingegneria dell’Università di Drexel dopo aver ascoltato le esigenze di automatizzare le operazioni di cassa da parte del presidente di un’azienda del settore alimentare.

Era il 3 aprile del 1973 quando i manager di alcune grandi aziende americane di beni di largo consumo si misero d’accordo per utilizzare uno standaard di identificazione univoco per i prodotti: il codice a barre UPC (ora GS1).

All’epoca non erano probabilmente completamente consapevoli della rivoluzione che avrebbero messo in atto e cosa avrebbe significato. Ci volle però poco più di un anno perché il 26 giugno 1974, alle 8:01 del mattino in uno store a Troy nell’Ohio, Mr Clyde Dawson acquistasse un pacchetto di gomme da masticare Wrigley gusto juicy fruit e pagasse 61 centesimi alla cassiera Sharon Buchanan, che avrebbe scansionato per la prima volta il barcode stampato sul pacchetto di gomme.

il primo lettore da banco al mondo utilizzato in quella occasione era prodotto da Datalogic, azienda bolognese che oggi è presente in tutto il mondo e ad oggi risultano ancora esistenti solo due esemplari dell’originale scanner:  uno conservato allo Smithsonian Museum di Washington D.C. e uno esposto nel museo all’ingresso di una delle sedi di Datalogic in America a Eugene, nell’Oregon.

Cominciava così – spiega GS- una delle più grandi rivoluzioni nel mondo dei beni di largo consumo, gettando le prime basi per l’espansione del mercato mondiale e permettendo con l’adozione di un linguaggio univoco la visibilità dei prodotti lungo l’intera supply chain senza confini e senza barriere.

I codici a barre hanno 45 anni

L’idea del barcode nasce su una spiaggia, sul finire degli anni Quaranta. Bernard Silver e Norman Joseph Woodland, i suoi ideatori, vengono sollecitati dal direttore di un supermercato a lavorare sull’idea di un codice per marcare i prodotti, che permetta il riconoscimento automatico alle casse, e velocizzi code e pagamenti.

La soluzione arriva durante una giornata al mare: Woodland comincia a disegnare sulla spiaggia dei punti e delle linee orizzontali, provenienti dal codice Morse e si accorge che se con le dita allunga in verticale quei segni, i tratti originati dai punti si trasformano in solchi più stretti che, accanto a solchi più larghi originati dalle linee, fanno di quel disegno un possibile nuovo codice. Su quella spiaggia ha preso forma quello che, da lì a poco, sarebbe diventato il codice a barre.

Dall’originale disegno fatto sulla sabbia quel giorno al mare da Norman Joseph Woodland e Bernard Silver non ne segue subito il codice a barre come lo conosciamo tutti noi. Dapprima si prova con un disegno a cerchi concentrici, ritenuto più adatto alla lettura da diversi angoli. Ma il sistema “lineare” delle barre risulta vincente.

Un insieme di segni grafici che può essere letto da più direzioni, senza che l’identificazione di un prodotto sia vincolata alla posizione nella quale si presenta alla cassa.

Un barcode che diventerà non solo strumento per velocizzare le casse dei supermercati ma un vero e proprio standard, linguaggio globale del business.

Nel nostro Paese è GS1 Italy, l’unico ente autorizzato a rilasciare il codice a barre GS1. Queste soluzioni di identificazione sono diventate il fondamento per i processi di business per milioni di imprese. Questi processi consentono di parlare un linguaggio comune che non solo connette le loro aziende oltre i confini geografici e culturali, ma permette anche di sfruttare il potere delle informazioni per migliorare la vita delle persone in tutto il mondo.

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