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L’acquisizione di ARM più complessa del previsto per Nvidia

Ci sono vari ostacoli da superare prima che l’acquisizione di ARM da parte di Nvidia vada effettivamente in porto. Sborsare a SoftBank (società che al momento controlla ARM) un assegno da 40 miliardi di dollari non è infatti sufficiente. Nikkei Asia riferisce che Nvidia deve superare ostacoli normativi nei principali mercati e che la portata dell’accordo ha sollevato preoccupazioni in materia di antitrust e sul versante della sicurezza nazionale negli ambienti dei legislatori.

Nel Regno Unito, lo Stato di nascita di Arm, l’autorità britannica per la concorrenza ha riferito il 6 gennaio che avrebbe avviato indagini sulla vendita, annunciata lo scorso settembre, e contro la quale Hermann Hauser, co-fondatore dell’azienda, sta combattendo. L’Autorità per la concorrenza e i mercati, insieme alle sue controparti in tutto il mondo, analizzerà l’impatto dell’acquisizione al fine di garantire che non avrà conseguenze negative per i clienti di Arm.

Dall’altra parte della Manica c’è la questione della difesa nazionale. Arm è l’ultima azienda tecnologica inglese a godere di una posizione dominante nel settore dei microprocessori per dispositivi mobili, ricorda Hauser che ha lanciato un sito web per a “salvare Arm” e chiedendo al governo di Boris Johnson di predisporre barriere prima di dare il suo placet, inclusa una garanzia sul versante dei lavoratori nel Regno Unito e garantire che Nvidia non beneficerà di un trattamento preferenziale rispetto agli altri clienti di Arm.

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Ma non è ancora tutto: Intel e Qualcomm a quanto apre stanno facendo pressioni sulle autorità americane per la regolamentazione della concorrenza per rallentare l’acquisizione o, ancora meglio, impedirla del tutto. La Federal Trade Commission (FTC) intende andare in fondo sulla questione e ha richiesto documenti interni a Nvidia riguardanti l’accordo. La procedura americana avrà effetti sull’indagine della Commissione europea, che – come noto – è piuttosto attenta al rispetto delle regole di concorrenza.

Anche in Cina non sarà facile ottenere il placet dalle autorità. Arm detiene il 49% di Arm China, una joint venture locale con un fondo privato legato al governo di Pechino, da qui il coinvolgimento della State Administration for Market Regulation (SAMR). Il riesame dei cinesi arriverà in un momento delicato e potrebbe fungere da leva per influenzare i rapporti con la nuova amministrazione Biden.

L’accordo è insomma una strada tutta in salita e serviranno ancora mesi per la conclusione. Per soddisfare le richieste delle autorità di regolamentazione, Nvidia potrebbe essere costretta a concessioni, rassicurando tutti i clienti – inclusa Apple (che sfrutta l’architettura ARM su computer, iPhone e iPad) che saranno tutti trattati allo stesso modo, inclusa Nvidia stessa che non dovrà avere nessuno accesso speciale o riservato alle tecnologie di ARM.

Come abbiamo già spiegato altre volte, l’acquisizione di ARM da parte di Nvidia permetterebbe a quest’ultima di ottenere un numero enorme di brevetti e proprietà intellettuali, con vantaggi notevoli rispetto a concorrenti quali Intel, AMD e Qualcomm. In virtù di questo è molto probabile che qualsiasi accordo sarà condizionato al rispetto degli obblighi di licenza alle aziende concorrenti.

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