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Microsoft crea un Windows 10 speciale per la Cina

Apple ha resistito. Ha combattuto una battaglia contro l’FBI e non ha ceduto nel caso dell’iPhone 5c, tanto che i federali si sono ritirati in buon ordine dal tribunale e hanno deciso di rivolgersi a terze parti per far “aprire” il cellulare appartenuto al terrorista della strage americana di Natale. E Microsoft? Probabilmente no.

È un annuncio, arrivato nelle scorse ore, quello del rilascio di Windows 10 in una versione speciale per il mercato cinese a suscitare qualche sospetto. In che cosa sia “speciale” questa versione non è precisato esattamente in nessun luogo, sappiamo solo che il Windows Zhuangongban, che vuol dire “Edizione speciale”, sarebbe in grado di rispettare «gli standard governativi» e che non è «dotato di tutte le applicazioni consumer e i servizi che vengono forniti con Windows 10 nelle altri parti del mondo». Ma è soprattutto il fatto che sia «dotato di sistemi di gestione dei dispositivi e controlli di sicurezza aggiuntivi» a fare pensare che tutto questo significa che Microsoft ha aperto una porta di servizio grazie alla quale il governo cinese, può tenere sotto controllo il sistema operativo e i suoi utenti.

Secondo fonti non confermate Microsoft per vedere messo in vendita e appravato Windows 10, l’avrevbbe basato su un kernel differente da quello in uso nei paesi occidentali e nel resto del mondo. Diverso nel senso che sarebbero state aggiunte quelle “porte di servizio” le cui chiavi sarebbero in mano alle autorità. Non per spiare, lasciano intendere da sempre tutti i governi, ma per poter controllare anche solo ex post che non ci siano documenti vietati nascosti tra le pieghe della crittografia. Corpi del reato digitale altrimenti inaccessibili.

Windows 10 speciale per la Cina

Il sospetto a questo punto ruota intorno alla vicenda è quello di chi si chiede se la richiesta, passata con Microsoft in Cina, non sia stata “accettata” anche in Usa o in Europa. Le backdoor potrebbero aiutare a prevenire il terrorismo o magari a dare un vantaggio alle imprese statunitensi nelle guerre commerciali che le contrappongono a quelle europee (e chi lavora per Microsoft e gli altri colossi americani lavora, in un certo senso, per il “nemico commerciale” dell’Europa, sostengono alcuni). Backdoor che, una volta messe, diventano incontrollabili, per il solo fatto di esistere.

Apple non solo ha resistito alle richieste della FBI americana, ma si è trovata a opporsi frontalmente sotto gli occhi della opinione pubblica mondiale in una partita anche mediatica che ha sollevato un dibattito probabilmente avvenuto molte volte nelle stanze chiuse dei consigli di amministrazione: dai documenti trafugati da Snowden si sa che le aziende hi-tech collaborano ai piani di “ascolto” della NSA, l’agenzia per la sicurezza nazionale americana, da quasi due decenni. Apple buona ultima, ma anche lei è entrata nella lista (sul finire del periodo di Steve Jobs).

L’escalation di queste ultime settimane sembra cosa da niente quando si scopre che in realtà ci potrebbe essere chi, come Microsoft, ha fatto patti con il diavolo, cioè la Cina comunista e avversaria commerciale degli Stati Uniti, mettendo backdoor al servizio del governo di Pechino. Oppure, ma qui siamo in un romanzo di John Le Carré, potrebbe aver inserito due ordini di backdoor, una per i cinesi e una per gli americani, consentendo ai primi di spiare i propri cittadini e ai secondi di spiare anche i cinesi. Un groviglio di orecchie in ascolto attraverso la rete che rende tutto contorto e complesso. Giochi di potere che le grandi aziende della tecnologia da decenni si trovano a fronteggiare e forse a rendere possibili: la creazione di un sistema operativo usabile dal governo (GovtOS) per sicurezza e spionaggio (le due facce della stessa medaglia, diciamocelo francamente) sono solo la punta di un iceberg del quale l’opinione pubblica raramente viene a sapere qualcosa.

Dopo Snowden la proposta di Tim Cook di affrontare il dibattito pubblicamente è intelligente (anche da una prospettiva di marketing) ma soprattutto è coraggiosa. Servirebbe, a noi europei, considerare però che siamo dalla stessa parte ma non siamo la stessa cosa con gli americani. E che in questo gioco non solo non abbiamo voce in capitolo (il dibattito è pensato per l’opinione pubblica e la politica Usa) ma spesso e volentieri come Wikileaks e Snowden insegnano, siamo parte lesa.

Così, mentre la Cina a quanto pare si sarebbe assicurata il suo “spazio per ascoltare” gli utenti Windows almeno nel suo paese, in realtà la battaglia che si gioca è più ampia. Sempre la Cina usa da tempo un fork di Linux, chiamato NeoKylin, che è “Sicuro” perché blindato dai programmatori cinesi partendo dal codice open source di Linux. E Windows? Siccome è closed source, possiamo solo basarci su illazioni e voci segrete: ci penserà il prossimo Snowden a farci sobbalzare quando scopriremo che la più grande democrazia del pianeta in realtà ha le orecchie un po’ troppo lunghe…

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