Paradise Papers, manifestazione di protesta davanti a un Apple Store francese

Sulle vetrine di un Apple Store francese l’associazione anti globalizzazione ATTAC ha apposto dei manifesti nei quali il logo di Apple Pay è trasformato in “Apple Paga le tasse” e altri ancora nei quali si fa riferimento ai Paradise Papers

Questa mattina davanti all’Apple Store parigino di Saint-Germain si è svolta una manifestazione oraganizata da ATTAC, organizzazione anti globalizzazione, una protesta contro le rivelazioni emerse dall’ inchiesta giornalistica denominata Paradise Papers.

I membri dell’associazione anti-globalizzazione hanno apposto sulle vetrine del negozio di Apple dei manifesti nei quali il logo Apple Pay è stato trasformato in “Apple Paga le tasse” e altri ancora nei quali si fa riferimento ai Paradise Papers. Uno dei quindici partecipanti, spiega il francese Macg, indossava un costume da mela e teneva in una mano una borsa di finti dollari.

Dopo la rivelazione dei Paradise Papers – lista di società con strutture di ottimizzaione fiscale con investimenti offshore che consentono di eludere le tasse con manovre contabili in giurisdizioni che fungono da centrale operativa nell’economia globale ombra – il francese Attac (Associazione per la Tassazione delle Transazioni finanziarie e d’Aiuto ai Cittadini), movimento che si definisce “di autoeducazione popolare orientato all’azione e alla costruzione di un altro mondo possibile”, ha protestato attaccando alcuni poster presso l’Apple Store Marché Saint-Germain che si trova al 9 rue Clément di Parigi.

Il giornalista Clement Lanot ha spiegato che si è trattato di “Una reazione a caldo agli annunci dei Paradise Papers che confermano la nostra intuizione sul lavoro che abbiamo fatto su Apple che, nonostante le indagini e le ammende inflitte, continua con l’elusione fiscale”.

Apple ha dichiarato che la riorganizzazione è stata fatta per preservare i pagamenti delle tasse negli USA, ammette l’esistenza della struttura nell’isola di Jersey, rivendicando di averlo fatto “Esclusivamente per assicurare che gli obblighi e i pagamenti fiscali negli Stati Uniti non venissero ridotti”. La linea in questione, potrebbe consentire in futuro di beneficiare della volontà manifestata dalla Casa Bianca e dai repubblicani di tagliare le imposte federali sulle società, in contrapposizione alla web tax imposta dall’Unione Europea.

Cupertino afferma di dare priorità al principio secondo il quale “I profitti di un’azienda sono tassati in base a dove il valore è creato”. E giacché “La maggior parte del valore dei prodotti Apple viene creata negli Stati Uniti, dove vengono realizzati progetti, sviluppo, ingegneria”, sostiene che la maggior parte dei tributi vada versata negli Stati Uniti.

Dopo il trasferimento a Jersey, si legge in un comunicato diramato da Apple, l’azienda “ha pagato miliardi di dollari di imposta statunitense sui redditi da investimento di questa controllata”. E ancora “Non c’è stato alcun beneficio fiscale per Apple da questa modifica e, soprattutto, questo non ha ridotto i pagamenti fiscali o le imposte di Apple in nessun Paese”. “Siamo il più grande contribuente al mondo”. “Abbiamo pagato oltre 35 miliardi di dollari di imposte sul reddito aziendale negli ultimi tre anni, oltre a miliardi di dollari in più di tassa immobiliare, imposta sul reddito e IVA”.

Sempre in relazione alle nuove rivelazioni dei Paradise Papers circa le strategie di Apple per ridurre le imposte fuori dagli USA, il più importante quotidiano tedesco ha pubblicato una lettera aperta indirizzata a Tim Cook. Secondo il direttore della testata all’estero Apple paga tasse per percentuali comprese tra l’1% e il 7%, richiedendo chiarimenti sulle strategie fiscali di Cupertino.