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Google e Apple assediano l’App di Parler, social preferito dagli estremisti pro Trump

Apple e Google vanno all’attacco dell’app di Parler, il social preferito dagli estremisti pro Trump sul quale si stanno rifugiando tutti coloro che vengono espulsi o censurati per posizioni giudicate incompatibili con le politiche di tolleranza, rispetto e fact checking messe in atto per arginare il dilagare di fake news e il clima di scontro.

La posizione più dura è stata assunta da Google che ha direttamente bannato l’applicazione del social, rimossa per avere promosso in maniera esplicita post che incitano alla violenza. «Siamo al corrente di continui post che cercano di incitare alla violenza negli Stati Uniti – dice un portavoce ad Ars Tecnica – alla luce di quel che sta succedendo al pericolo per la sicurezza pubblica sospendiamo l’App dal Play store fino a quando non correggerà queste azioni».

Apple ha assunto, per ora, un atteggiamento più prudente chiedendo in una lettera di implementare meccanismi di moderazione, rimuovendo contenuti discutibili e privi di fondamento, minacciando altrimenti il bando permanente dall’App Store. Apple spiega di  avere ricevuto reclami per l’app usata dai supporter di Trump, evidenziando che il social in questione è stato sfruttato per pianificare e coordinare gli attacchi al Campidoglio mercoledì 6 gennaio, con scontri con la polizia, il superamento dei blocchi l’occupazione della sede del Congresso.

“Richiediamo la vostra immediata attenzione riguardo serie violazioni di linee guida dell’App Store che abbiamo individuato nella vostra app”, ha scritto Apple agli sviluppatori di Parler. “Abbiamo ricevuto numerosi reclami riguardo contenuti discutibili nel vostro servizio Parler, accusa secondo le quali l’app Parler è stata usata per pianificare, coordinare e facilitare attività illegali a Washington D.C il 6 gennaio 2021, che hanno portato (tra le altre cose) alla perdita di vite, numerosi feriti, atti di vandalismo. L’app, inoltre, sembra continui a essere utilizzata per pianificare e agevolare ulteriori attività illegali e pericolose”.

Apple continua spiegando che l’app Parler “non integra effettivamente meccanismi di moderazione e rimozione dei contenuti che incoraggiano attività illegali, con gravi rischi per la salute e la sicurezza degli utenti, in diretta violazione dei propri termini di servizio indicati qui https://legal.parler.com/documents/Elaboration-on-Guidelines.pdf”.

Parler, Apple ha chiesto modifiche all’app-social che piace ai supporter di Trump

Apple indica esempi di messaggi segnalati come “discutibili” da Twitter, spiegando che contenuti per loro natura pericolosi e dannosi, non sono appropriati per l’App Store. “Come sapete dalle nostre conversazioni precedenti nell’ambito della revisione dell’app, Apple richiede che le app con contenuti generati dagli utenti siano moderate in maniera efficace, garantendo che contenuti discutibili e potenzialmente pericolosi vengano filtrati. Contenuti che minacciano il benessere altrui o atti a incitare la violenza, o altri atti illegali, non sono mai stati accettabili sull’App Store.

“Il vostro CEO”, continua Apple, avrebbe recentemente dichiarato «Non mi sento responsabile per niente di tutto questo, e nemmeno dovrebbe esserlo la piattaforma, considerando che siamo una piazza neutrale che semplicemente si attiene alle leggi». “Sottolineiamo”, prosegue ancora Apple “che Parler è di fatto responsabile di tutti i contenuti generati dagli utenti presentati nel vostro servizio, garantendo che questi contenuti soddisfino i requisiti dell’App Store per la sicurezza e protezione dei nostri utenti. Non distribuiremo app che presentano contenuti pericolosi e dannosi”.

Apple chiede sostanzialmente di moderare i contenuti pubblicati senza alcuna verifica, chiedendo di apportare le modifiche entro 24 ore dalla ricezione della mail. Se Parler non ottempera i cambiamenti, l’app sarà rimossa dall’App Store.

I termini di servizio di Parler, che ha aumentato in modo considerevole i suoi iscritti dopo i ban di twitter che hanno colpito anche il presidente degli USA, ha in effetti una politica di controllo dei contenuti vaga e contraddittoria; in generale la politica di questo social è di non rimuovere né segnalare messaggi discutibili o con falsi contenuti, lasciando, al contrario, ad altri utenti il compito di smentirli. Il fondatore John Matze ha in precedenza dichiarato che i messaggi di odio non saranno mai vietati perché «non possono essere definiti».

Nella “Dichiarazione di Indipendenza di Internet” pubblicata da Parler a giugno dello scorso anno, il social cercò di attrarre gli utenti di Twitter, parlando di «tecnofascismo» e di «tiranni della tecnologia», accusati di «accumulare i nostri dati personali deumanizzandoci tutti». In realtà anche Parler raccoglie i dati degli utenti per finalità di marketing, come esplicitamente indicato nelle linee guida del social network.

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