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Steve Jobs voleva nella sua squadra il papà del protocollo MIME

Steve Jobs non riuscì a portare nel suo team Nathaniel Borenstein, l’inventore del protocollo MIME, lo standard che ha permesso di estendere la definizione del formato dei messaggi di posta elettronica, prevedendo ad esempio il concetto di allegato. Il lavoro di Borenstein impressionò Steve Jobs, all’epoca fuori da Apple e alla guida di NeXT, al punto che avrebbe fortemente voluto l’ingegnere nella nuova azienda da poco fondata.

Nel 1985, spiega il Telegraph, Borenstein aveva conseguito un dottorato presso la Carnegie Mellon University, il più giovane all’epoca a vantare tale qualifica accademica dopo essersi occupato di un metodo per consentire l’invio di immagini come allegati ai messaggi di posta elettronica.

“Quando questa tecnologia cominciò a stuzzicare l’interesse dei big del settore” racconta Borenstein, “un ragazzo di nome Steve Jobs venne da noi, vide il nostro sistema di posta elettronica e cercò di assumere tutto il mio team”.

Una proposta interessante ma “nessuno voleva lavorare per lui”. Non per mancanza di rispetto, anzi. “L’ho immensamente ammirato” dice Borenstein ma “aveva una personalità assolutamente dominante. Se lavoravate in Apple ed eravate in disaccordo con lui, avevate perso, indipendentemente se avevate ragione o no. E nessuno può avere sempre ragione”.

Borenstein ritiene che non avrebbe resistito, tendendo a essere lui stesso testardo come Jobs. “È abbastanza ovvio che non avrei resistito a lungo”.

Se non poteva avere le persone, Jobs prendeva le idee. In NeXT costituì un team per sviluppare un programma di posta elettronica denominato NeXTMail. “Mi è stato bene” dice Borenstein, ricordando la celebre frase di Charles Caleb Colton: “L’Imitazione è la più sincera delle adulazioni”. Il problema è che qualche anno dopo i suoi utenti potevano spedire immagini, i miei pure ma non potevano interagire, evidenziando il problema dell’interoperabilità.

Da qui nacque l’idea di uno standard comune denominato Multipurpose Internet Mail Extensions (MIME) che avrebbe poi consentito a tutti, indipendentemente dal sistema operativo, lingua di sistema o programma di posta usato, di inviare e ricevere allegati. L’idea divenne così popolare e anche Jobs il suo team capirono che era giusta, adottandola per NeXTMail. Quest’ultima applicazione si trasformò e divenne anni più tardi Mail, software che ancora oggi troviamo di serie su OS X.

Borenstein si occupa ancora oggi di posta elettronica lavorando a Londra con l’incarico di chief scientist per Mimecast, società che offre strumenti di archiviazione ed elaborazione di mail.

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Nathaniel Borenstein Photo: CHRISTIAN SINIBALDI/GUARDIAN NEWS AND MEDIA LTD

 

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