Amazon e Wal-Mart inseguono iTunes Store anche nell’aumento dei prezzi

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A poche ore di distanza dall’introduzione dei prezzi variabili su iTunes Store anche Amazon e Wal-Mart rivedono verso l’alto i propri listini prezzi. I negozi online concorrenti inseguono iTunes Store anche negli aumenti. Ma fuori dagli Usa c’è anche qualche calo. Le case discografiche stanno riconquistando il controllo del sistema?

Ieri Apple ha sostituito lo storico prezzo unico per l’acquisto delle canzoni su iTunes Store con le tre fasce di prezzo: 0,69 – 0.99 e 1,29 centesimi utilizzati rispettivamente per le canzoni datate, quelle recenti e i brani hit del momento. Oggi a poche ore di distanza anche Amazon e Wal-Mart hanno messo in atto la revisione verso l’alto dei prezzi della musica digitale sui propri shop online. Il prezzo massimo per un brano su Amazon è ora di 1,29 dollari identico a quello di iTunes, mentre Wal-Mar ha rialzato il prezzo massimo da 0,94 a 1,24 dollari.

Osservatori e analisti ritengono che l’incremento dei prezzi non sia una scelta voluta da parte di Amazon e Wal-Mart quanto piuttosto un adeguamento obbligato in conseguenza dei rialzi imposti dalle etichette discografiche. In pratica chi produce musica ha alzato i prezzi anche per gli altri grandi rivenditori on line, dimostrando che dopo qualche tempo di sudditanza nei confronti dei negozi (in particole in rapporto ad Apple), le grandi case discografiche stanno riconquistando un certo controllo.

La prova potrebbe essere in un fenomeno, solo apparentemente, contrario a quello cui si assiste negli Usa. Nel Regno Unito, infatti, Amazon ha ridotto il prezzo di altri 100 brani portandolo da 0,59 sterline 0,29 sterline nel giorno stesso in cui Apple introduceva i prezzi variabili. Secondo alcuni osservatori anche in questo caso la manovra potrebbe essere frutto di un’azione concertata dai produttori di musica che stanno cercando di scalfire il ruolo predominante che iTunes ha anche nel Vecchio Continente favorendo Amazon. Che il grande retailer on line abbia la musica a prezzo inferiore rispetto a quello che spunta Apple, più che una ipotesi, appare una certezza, visti i margini su cui nel settore si lavora per la singola canzone. Che questo stia accadendo per tentare di svincolare la musica on line dal “distributore unico”, ovvero da Apple, è altrettanto certo.

D’altra parte la differenziazione stessa dei prezzi su iTunes rappresenta una “quasi” sconfitta per Apple. Jobs aveva insistito in passato per il prezzo unico, sostenendo che questo semplifica il sistema ed incentiva i clienti all’acquisto. Le case discografiche da tempo cercavano, invece, di invertire la tendenza così da avere maggiori profitti dalla musica più venduta, promettendo di ridurre il costo per i brani di repertorio. Per riuscire nell’impresa, però, hanno dovuto ricorrere alla maniere forti: impedire ad Apple di avere canzoni senza DRM, concesse invece ad altri, fino a quando Cupertino non avesse accettato i prezzi differenziati. àˆ stato proprio su questo fronte che Apple ha ceduto, aprendo una breccia che resta da vedere ora dove condurrà .