Apple e case discografiche, un accordo tra amore e odio

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Il New York Times racconta i dietro le quinte dell’accordo che ha portato al mondo che ruota intorno ad iTunes musica senza Drm e vendita di canzoni su rete cellulare. Dietro una stretta di mano apparentemente distensiva c’è un rapporto difficile dominato dalla paura da parte dei produttori di musica di alienarsi i favori di Cupertino.

Timore di perdere il posto in iTunes. Rischio di alienarsi l’€™unico grande protagonista della distribuzione della musica in digitale. Impossibilità  di fare altrimenti. In tre parole: paura di Apple. Ecco la ragione che avrebbe spinto le case discografiche a firmare, anche abbastanza frettolosamente, un accordo con Cupertino dando alla società  della Mela il diritto di vendere canzoni ‘€œover the air’€, ovvero direttamente dentro iPhone usando la rete cellulare, e prive di DRM. A raccontare il dietro le quinte e le vere ragioni che hanno condotto agli annunci del Macworld, è l’€™affidabile New York Times che cita a sostegno del proprio articolo fonti interne alle stesse case discografiche.

Apple, dice la testata di Manhattan, da tempo teneva la penna in mano, pronta a siglare un accordo. A trattenere la firma non era però tanto, come si è sempre sospettato fino a ieri, la richiesta da parte delle case discografiche di avere prezzi variabili sulle canzoni. Apple da ormai diverso tempo, almeno un anno, aveva deciso di uscire dalla politica dei ‘€œ99 cent’€ per tutti i brani, ma in cambio chiedeva quello che le case discografiche erano restie a concedere: musica senza Drm e, soprattutto, la possibilità  di acquistare canzoni su rete cellulare. La pressione di Apple su questi due argomenti è crescita giorno per giorno con le case discografiche che continuavano a sperare di veder sorgere qualche concorrente attendibile di Apple che potesse accrescere il loro potere negoziale.

Qualche settimana fa questo orizzonte, nonostante la discesa in campo di Amazon e Wal-Mart, molto distante, forse irrealizzabile; il fronte, così, si frammentava e diventava così sempre più probabile, si apprende dal New York Times, che Apple potesse decidere di ‘€œpunire’€ qualcuna delle case discografiche più riottose, espellendola da iTunes.

Nessuno negli Stati Uniti né altrove nel mondo si può permettere di perdere la prima pagina di iTunes. La ragione la spiega al NY Times Charlie Walk, ex presidente di Epic Records, una unità  di Sony Music: ‘€œPiaccia o no all’€™industria musicale – dice Walk – la classifica delle canzoni più popolari negli USA di iTunes è un fattore di influenza nella fruizione della musica da parte della popolazione più giovane. Si tratta di uno strumento molto potente nella cultura popolare che valida immediatamente una canzone come una hit’€. “Nessuno – rincara la dose Dave Goldberg, già  general Manager di Yahoo Music – può permettersi di non essere in iTunes. E Jobs sa di avere via libera in questo campo”

Comprensibile, quindi, la decisione da parte delle major di accettare la proposta, che a quel punto suonava come una sorta di imposizione, di Apple. Anche gli ultimi tentativi di resistenza si sarebbero infranti contro un avversario descritto dal giornale come troppo influente per essere contrariato e per prolungare oltre le trattative. Ad esempio le case discografiche chiedevano i prezzi variabili fin da subito, in riscontro della caduta dei DRM e della musica per via cellulare su iPhone; Apple pretendeva invece un differimento: subito i cambiamenti al sistema di protezione dei diritti e l’apertura totale dello store ad iPhone e solo dopo i prezzi variabili. Il risultato è quello annunciato da Schiller: i prezzi variabili arriveranno a metà  primavera, la scomparsa dei DRM e la musica per via cellulare sono disponibili da subito. L’€™ultima a cedere sarebbe stata Sony e questo sarebbe avvenuto la vigilia di Natale quando Rolf Schmidt-Holtz ha dovuto fronteggiare un Jobs infuriato che al telefono si dimostrava ben deciso a percorrere la sua strada.

Insomma se qualcuno aveva inteso gli annunci del 6 gennaio come una sorta di riconciliazione tra le case discografiche ed Apple, l’€™articolo del New York Times toglie ogni illusione. Il rapporto tra Cupertino e le case discografiche erano e restano tesi se non conflittuali, come tesi e conflittuali sono i rapporti da chi è compagno di strada per forza e non ha grande simpatia per chi lo accompagna ma sa che non può rinunciare, in alcun modo, all’apporto di chi gli sta accanto.