Caso Microsoft: gli Stati non si fidano più del DOJ?

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Gli Stati che si oppongono a Microsoft reclutano un loro avvocato. Si tratta di un “duro”, l’avvocato che provocò la condanna di Oliver North. Per gli esperti un segnale che il Dipartimento di Giustizia sta cercando di aprire una via di uscita a Redmon e che gli Stati vogliono tenerla chiusa.

Gli Stati che fanno parte dell’accusa a Microsoft hanno un nuovo avvocato che li rappresenta. Si tratta di Brendan Sullivan, uno tra i legali più noti d’America.
La notizia che gli Stati, che con il Dipartimento di Giustizia hanno fino ad oggi portato avanti la causa contro Redmond, hanno reclutato un loro avvocato è trapelata da ambienti legali di Washington DC e viene considerata molto significativa di un cambiamento del clima. Secondo molte fonti si tratterebbe del segnale che gli “attorneys” degli Stati temono un accordo extragiudiziale tra Microsoft e il DOJ, accordo che potrebbe essere troppo accondiscendente nei confronti di Microsoft e non offrire le necessarie garanzie di tutela dei consumatori. Gli Stati vengono oggi ritenuti i “duri” della partita dopo il cambiamento dell’amministrazione USA tanto da avere più volte dichiarato di essere pronti a portare avanti la causa da soli se per caso il DOJ dovesse rinunciare alla partita.
L’avvocato Brendan Sullivan assurse agli onori della cronaca mondiale quando, alcuni anni fa, guidò il collegio dell’accusa con Oliver North, nel corso del processo per lo scandalo Iran-Contra.