Cina e iPhone: bene App Store, meno bene le vendite del telefono

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I primi dati sulle vendite delle applicazioni da iTunes cinese dimostrano che c’è un mercato per le applicazioni legali nel più popoloso paese al mondo. Già raggiunto il milione di dollari di fatturato nonostante ostacoli e difficoltà. Ma se le vendite dei programmi vanno bene quelle del cellulare devono ancora decollare.

Nonostante tutto App Store sembra avere un discreto successo in Cina. A fornire cifre confortanti sul gradimento del negozio on line nel più popoloso mercato al mondo dove Apple è sbarcata solo pochi giorni fa con iPhone, è Shi Weixing, amministratore delegato di 9thQ, una società  che si occupa di applicazioni mobili.

Secondo le informazioni raccolte da varie fonti e citate dal Wall Street Journal, il mercato cinese avrebbe venduto applicazioni per un valore di un milione di dollari che per la fine dell’€™anno potrebbero arrivare a sei milioni di dollari. Anche se il confronto con qualunque paese occidentale è del tutto improponibile (basti pensare che secondo AdMob nel mondo si vendono applicazioni per un fatturato di 200 milioni), le cifre appaiono confortanti stanti tutti gli ostacoli che si frappongono tra i clienti e le stesse applicazioni. Oltre al costo altissimo per il mercato locale dell’€™iPhone che ne limita la diffusione, va considerato che il cellulare è venduto privo di Wifi a causa della legislazione cinese che impedisce la commercializzazione di telefoni con il wireless. Questo significa che ogni singola applicazione deve essere scaricata usando la connettività  in rete cellulare. A questo si aggiunge il fatto che non è possibile comprare se non si ha una carta di credito cinese, il che non è comune per i cittadini del paese asiatico; infine moltissime applicazioni sono solo in inglese e spesso anche vendute con prezzo in dollari.

Il mercato nelle prossime settimane dovrebbe migliorare ulteriormente, dice Frank Yu, capo di Shouji Mobile che sviluppa programmi, grazie all’€™arrivo di alcune importanti realtà  come QQ, che ha creato il più popolare network di messaggistica istantanea cinese, e il portale Sina.com che offre notizie e spazi per il blogging. Il Wall Stret Journal cita anche software house cinesi che stanno lavorando bene sui mercati internazionali, come Colorme Info Tech Co. che fattura circa 60000 dollari al mese con il suo gioco Gold Mine, e che potrebbero dare un contributo a sostenere la crescita di App Store in Cina.

L’€™ottimismo per App Store si riversa anche sul settore hardware con accenti di speranza su una crescita di vendite dell’€™hardware che nelle prime settimane di disponibilità  non è andato a gonfie vele. Parlando a Bloomberg Chang Xiaobing, Ceo di China Unicom che vende iPhone in Cina, pur ammettendo che il successo commerciale (definito come ‘€œaccettabile’€) del telefono di Cupertino è stato inferiore a quello sperato, si è detto fiducioso su un recupero nei prossimi mesi. L’€™obbiettivo sarebbe quello di trasformare iPhone nello smartphone più venduto sul mercato cinese.

iPhone deve combattere una battaglia difficile per raggiungere questo traguardo. China Unicom vende iPhone ad un prezzo proibitivo per i cittadini medi cinesi (circa 1200 dollari) che scende solo leggermente con le sovvenzioni. In più l’€™operatore mobile ha di fronte un mercato grigio floridissimo che ha venduto 1,5 milioni di iPhone e quest’€™anno potrebbe toccare quota 2,5 milioni. Xiaobing pensa che, però, l’€™importazione parallela non sia un vero ostacolo e ha fiducia di poter mettere in un angolo gli iPhone non autorizzati superandoli in volumi: “Supereremo i rivenditori non autorizzati”. Per riuscire nell’impresa è probabile un cambio di politica nl marketing.