Cloud computing a rischio, secondo il nuovo rapporto sullo “stato delle reti”

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Cosa pensano gli operatori mondiali di telecomunicazioni e connettività della sicurezza online? Dopo l’attacco cinese a Google e al cuore di 34 aziende americane, il tema è di scottante attualità. I buchi nella rete sono il rischio maggiore per la sicurezza odierna.

Cloud computing e applicazioni online il bersaglio grande. Botnet al secondo posto. Questo emerge dal rapporto di Arbor Networks sullo stato delle reti. Ma anche l’impreparazione al passaggio verso la rete con indirizzamento IPv6 al posto dell’attuale IPv4, che non porta comunque a miglioramenti strutturali per quanto riguarda la sicurezza. Una serie di temi pesanti, vista soprattutto l’attuale congiuntura digitale, dove l’onda lunga asiatica di Google e del suo braccio di ferro con la Cina dopo le violazioni degli hacker al soldo del governo di Pechino (che ha colpito anche altre 34 aziende USA) sta creando scompiglio e reazioni scomposte ad esempio per quanto riguarda Microsoft e Internet Explorer, vettore dell’attacco

Comunque, secondo l’indagine pubblicata oggi, che quest’anno include le risposte di 132 operatori Tier-1, Tier-2 e altri operatori di reti IP del Nord America, Sud America, Europa, Africa e Asia, la maggiore minaccia operativa nel corso dei prossimi dodici mesi sarà  infatti rappresentata dagli attacchi verso il cloud, ossia diretti verso i servizi più sofisticati e verso le applicazioni, spostando al secondo posto gli attacchi flood based, e con le botnet, che arrivano al 21%. Il rapporto è di Arbor Networks, azienda nel settore delle soluzioni per il controllo della sicurezza delle reti mondiali, che pubblica oggi la quinta edizione del Worldwide Infrastructure Security Report, il rapporto annuale sulla sicurezza delle infrastrutture informatiche mondiali progettato al fine di far luce sulle questioni legate alla sicurezza operativa della rete e agli aspetti che riguardano la protezione quotidiana delle reti commerciali.

Nel rapporto si registra inoltre da parte degli Internet Provider preoccupazioni su questioni di sicurezza legate all’adozione del protocollo IPv6 e sul basso tasso di migrazione da IPv4 a IPv6. Alcuni degli intervistati hanno lamentato la mancanza di caratteristiche di sicurezza nell’IPv6 per router, firewall e altre infrastrutture di rete critiche. Altri invece sono preoccupati che la mancanza di test dell’ IPv6 e della condivisione delle esperienze possano portare serie vulnerabilità  alla sicurezza delle reti mondiali. Altri ostacoli ad una mitigazione efficiente delle minacce: fattori non tecnici, come la mancanza di risorse qualificate, la mancanza di responsabilità  operative non ben definite né di politiche chiaramente precisate rappresentano gli ostacoli più significativi nel contenere i tempi di mitigazione e nel rafforzare in modo proattivo le azioni di sicurezza a livello operativo.