I cyberladri costano più dei fuorilegge tradizionali

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Il crimine paga, almeno in rete. Ma soprattutto, costa. Tantissimo. Alle aziende, quelle italiane in testa, che percepiscono le sfide della criminalità  online come più pericolose in termini di spesa che non quella tradizionale. Lo riporta una ricerca di Ibm

Secondo Ibm, che ha compiuto una analisi approfondita del problema, il rischio del cybercrimine, connesso alle vulnerabilità  ad esempio dei browser, cioè alle debolezze scoperte dai tecnici e potenzialmente utilizzabili dai cybercriminali, sta diventando un vero incubo anche per le aziende.

Secondo i risultati della ricerca portata avanti da Big Blu, che tramite Braun Research ha intervistato tremila responsabili IT di 17 paesi tra cui otto europei, più della metà  delle imprese ritiene che il crimine informatico abbia effetti per il business più costosi di quello tradizionale. E’ quasi una rivoluzione, perché cambia completamente la prospettiva su quali strategie le società  debbano creare per rispondere dei rischi connessi all’attività  d’impresa provenienti da truffe, danni criminali, sicurezza e via dicendo.

Ancora più significative le voci di spesa: per l’Italia, il costo nel 2005 secondo Ibm è stato di 800 milioni di euro. Da notare, infine, che nel nostro Paese la principale voce di costo relativa al cybercrimine (il 77% contro una media globale del 43%) è per l’attività  di investigazione necessaria a determinare quanto accaduto.