Il Mac degli agenti segreti

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I Mac sono stati usati per molti compiti, ma in pochi sospettavano che un’agenzia segreta americana ne avesse commissionato uno ad Apple, debitamente schermato e modificato, per custodire gelosamente i dati in esso contenuti. La prova in un museo che si sta allestendo in California

I Mac sono stati utilizzati per fare un po’ di tutto, ma pochi avrebbero che uno di essi è stato destinato a compiti tanto riservati e segreti da essere stato allestito con speciali sistemi di schermatura usati solo da agenzie di spionaggio e da ufficiali militari.
Il Mac “supersegreto” è un vecchio SE ed è stato scoperto per caso presso il Weird Stuff Warehouse, un “cimitero” di apparecchiature informatiche dismesse che raccoglie gli oggetti che poi mette in vendita presso uffici della Silicon Valley. Da un ufficio ancora (e forse per sempre) misterioso l’SE è stato portato presso il magazzino e qui notato da un appassionato di Mac, Bruce Damer, che lo ha acquistato.
La peculiarità  dell’SE non è né nella forma né nel suo aspetto esterno. Apparentemente si tratta di un nomale e vetusto Mac “all in one”. In realtà  un esame approfondito ha rivelato che è stato schermato con un sistema noto come “tempest shielding” che rende il case una sorta di gabbia di Faraday in grado di intercettare ogni emissione elettromagnetica rendendo impossibile decifrare i task che la macchina sta eseguendo. Un sistema di questo tipo viene normalmente impiegato dalla CIA, dalla National Security Agency e dal ministero della difesa americano per impedire l’intercettazione di dati sensibili in uscita dai loro computer. Mai però si era avuta notizia di un Mac sottoposto a simili modifiche.
Che l’SE fosse servito a fare qualche cosa di importante e di riservato lo dimostrano anche la dotazione di un drive interno rimovibile e che la scheda madre è stata ora rimossa, lasciando l’interno praticamente vuoto. Infine l’SE non ha alcun numero di serie.
Damer ha consultato molti esperti del mondo Mac e tutti si sono detti stupiti dell’esistenza di un simile esemplare perchè la macchina, al contrario di qualche altro esemplare modificato da utenti preoccupati della loro privacy, è stato realizzato direttamente in fabbrica. Segno che Apple aveva ricevuto un ordine ben preciso e specifico per un simile computer e che chi lo aveva ordinato doveva avere abbastanza autorità  e peso per chiedere e ottenere una produzione “su misura”.
Ora il destino del “black Mac”, come è stato chiamato per similitudine agli elicotteri delle agenzie segrete, i “black elicopters”, è quello di riposare presso il DigiBarn Computer Museum, un museo allestito presso un fienile della proprietà  di Damer. Accanto all’SE “supersegreto” anche rari Mac, come un Apple II GS assemblato specificatamente da Wozniack e dotato di molti slot (quando invece le macchine volute da Jobs erano tanto chiuse da richiedere un cacciavite speciale per essere aperte), uno dei primi Mac mai posti in vendita (con tanto di imballaggio e manuali di istruzione) e un set da seduta spiritica. Il “bicchierino” che ruota per comporre parole sotto la spinta di una vera o presunta presenza ecotoplasmatica, qui è sostituito dal mouse e le lettere compaiono sullo schermo.