In 25 nel mirino di Apple

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Non uno ma 25 sarebbero i responsabili della diffusione dei “segreti” del MacWorld Expo. Lo si apprende dal documento presentato da Apple al tribunale di Santa Clara. Ma il cerchio si stringe intorno ad un principale sospetto…

Sarebbero non uno ma ben 25 le persone sospettate da Apple di avere diffuso in anticipo informazioni sui prodotti del MacWorld Expo. Lo sui apprenderebbe dalla lettura dei documenti che accompagnano l’esposto presentato al tribunale della contea di Santa Clara in California. “Apple – si legge in un articolo di TechWeb – sospetterebbe che un anonimo John Doe (il signor “Pinco Palla” degli americani NDR) ha diffuso in collaborazione con altri 24 anonimi segreti industriali carpiti e resi noti in maniera illegale”.
Non è chiaro perchè Apple abbia indicato un numero tanto preciso di possibili imputati. Molto probabilmente la società  di Cupertino avrebbe trovato tracce che riconducono ad una fuga di informazioni da più punti precisamente individuali della sua struttura e che senza un lavoro di gruppo non sarebbero potute essere raccolte e distribuite su Internet, come poi è stato fatto.
Proprio Internet sarebbe stato il mezzo e l’occasione per diffondere le notizie. La querela di Apple, infatti, fa precisamente riferimento al post “in aree accessibili di Internet”, in particolare siti Web e BBS. Apple non ha dichiarato chiaramente a quali siti e quali BBS si riferisca nel suo esposto legale, ma sembra chiaro che nel mirino ci sono due siti privati ospitati da Geocities nei quali sono comparse immagini dei G4 biprocessore e delle tastiere e dei mouse (non del Cubo). Secondo alcune fonti giornalistiche Apple avrebbe già  chiesto a Yahoo Inc. (che controlla Geocities) di avere i numeri di IP degli individui che hanno uploadato le pagine Web.
Uno di questi sarebbe già  noto, almeno per quanto riguarda il nome in codice. Si tratta di un sedicente “Worker Bee” che da qualche tempo frequentava anche il forum di AppleInsider postando informazioni poi rivelatesi molto precise su quello che si stava preparando alla Apple. Worker Bee, secondo molti osservatori, è una persona a stretto contatto con gli ambienti di sviluppo di Cupertino se non, come lascia supporre il nome di battaglia (Ape Operaia) un diretto dipendente di Apple. Dal momento della pubblicazione delle notizie dell’azione legale “Worker Bee” è scomparso dalla BBS di AppleInsider i cui membri si dicono convinti che sia proprio lui l’obbiettivo di Apple.
Gli avvocati della società  della Mela, sempre secondo fonti di stampa, avrebbero sottolineato nel documento di querela che l’anonimo avrebbe ottenuto profitti non precisati dalla diffusione delle informazioni coperte da segreto industriale, profitti che Apple reclama a risarcimento del danno patito. In aggiunta a ciò Apple chiede anche che il tribunale valuti la possibilità  di chiedere un risarcimento ulteriore da valutare in sede giudiziaria.