L’Open Source entra nel comune di Roma

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Dopo Monaco di Baviera, Francoforte, Parigi, il Brasile e l’estremo oriente, adesso è il capoluogo capitolino a scegliere Linux. Con una transizione lenta ma che farà  sicuramente rumore

Negli uffici di Microsoft Italia il buonumore deve essersene andato due giorni fa quando il comune di Roma, per bocca dell’assessore Gramaglia ha annunciato che, con gradualità  e a piccoli passi, l’amministrazione avrebbe iniziato a implementare soluzioni Open Source, partendo dalla gestione della posta elettronica e mirando alla sostituzione dei sistemi.

I vantaggi, argomentano nell’amministrazione della Capitale, sono notevoli, dato che non solo Linux è visto con favore dai tecnici del comune (cosa pur sempre importante, dato che alla fine son loro a doverlo far funzionare) e che porta un risparmio dal punto di vista delle spese tecnologiche, ma “tiene anche conto del dibattito internazionale – dice Gramaglia – sull’argomento e di conseguenza sceglie una strada più libera, improntata ad una più equa concorrenza”.

Tra mille cautele, dichiarazioni prudenti e “piedi di piombo” per le scelte, il comune comunque pare abbastanza determinato a entrare in una transizione “soft” che potrebbe durare anche a lungo ma i cui esiti pare siano ineludibili per l’azienda di Redmond. Che, con tutta probabilità , non deve essere molto contenta di come sta cambiando il mercato anche in Italia.