La prima onda da cercare appena sbarcati su Google Wave

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Arrivano i primi inviti al nuovo sistema collaborativo di Google e arriva anche la consapevolezza, per chi li aveva tanto cercati, che da soli si può fare ben poco. Ma ecco dove andare e come muoversi in un mondo di sperimentatori della piattaforma di Mountain View.

C’è l’isteria di massa e sono diventati rari e preziosi come il caviale Beluga originale. Ma questi benedetti inviti per entrare dentro Google Wave, l’innovativo sistema di collaborazione in rete creato da Google, in effetti ci sono. E molti stanno cominciando, anche dall’Italia, a muovere i loro primi passi dentro il “pianeta Wave”. Con un problema.

La corsa furibonda per ottenere l’agognato posto in prima fila ha fatto dimenticare che la piattaforma Wave di Google è sostanzialmente collaborativa. Questo vuol dire che, per chi è stato fortunato a tal punto da avere fin da subito un invito o da aver trovato altri che lo hanno e lo hanno tirato dentro, è molto probabile si trovi da solo. Cioè che tutti i suoi contatti di Gmail siano “staccati” e quindi alla fine ci si trovi soli.

Grande problema perché Google Wave non è il posto migliore dove trovarsi da soli. Senza gli altri non c’è collaborazione e quindi la piattaforma non solo è vuota: è anche inutile. C’è chi in rete se n’è accorto e sta cercando di fare nuovi “amici”, ma in realtà  si sente come gli acquirenti di Unreal Tournament o di World of Warcraft che non hanno connessione Internet a casa.

Cosa fare? àˆ semplice e ve lo sveliamo noi: basta fare la ricerca usando la chiave “with:public” (senza le virgolette) che restituisce una marea montante di “onde”, come neanche i surfisti del Pacifico possono sperare di vedere. Sono le wave pubbliche, quelle cioè che permettono di aggregarsi con suggerimenti, idee, consigli, aggiornamenti. Sono ovviamente per la maggior parte se non tutte in inglese (però è possibile selezionare le lingue preferite aggiungendo dopo uno spazio anche “lang:en” oppure “lang:it” o quel che preferite), e lo scopo è quello di sperimentare e capire come si fanno a fare le cose.

Insomma, attività  da sviluppatori: molte di queste onde sono nate prima del lancio di questa beta e sono dovute all’ingegno e al bisogno degli sviluppatori che nei mesi scorsi hanno lavorato per creare le prime applicazioni internet di Wave. Allora buon vento e buona navigazione.