L’archeologia tutta dentro un MacBook

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Apple racconta ogni tanto le storie di “switchers” che sono passati alla mela dopo anni di militanza nel mondo Pc. Non è un retaggio di una vecchia campagna di marketing, ma il modo in cui la casa di Cupertino continua a toccare il cuore delle emozioni di molti. A partire dall’archeologa Julie Schablitsky.

Una volta lavorava con il Pc. Perché anche gli archeologi hanno bisogno del computer, tutti i giorni. Ma non si è mai preoccupata più di tanto di quale computer usasse. Poi, un giorno, “morto” l’ultimo Pc, si è messa ad analizzare brevemente quali caratteristiche avessero i migliori computer sul mercato. E si è innamorata perdutamente del Mac, che adesso è diventato il suo inseparabile compagno di scavi.

Sono tante le professioni che vengono toccate in profondità  dalla rivoluzione informatica. E non c’è bisogno di essere dei sociologi per appassionarsi ogni tanto a questo cambiamento, che mette al centro il buon vecchio Mac. Com’è accaduto nel caso di Julie Schablitsky, archeologa statunitense, esperta di ricerche e scavi sul campo, basata ad Annapolis nel Maryland, come racconta Apple stessa.

Quella di Schablitsky è una storia di ordinario switching (lei che cambia computer, scopre il Mac, verifica il rapporto costo benefici, le caratteristiche, le particolarità  e – oplà  – come in tutte le migliori favole, poi non ne può più fare a meno) e al tempo stesso un modo per ricordarci di un cambiamento più profondo che sta avvenendo nella società . Nonostante la crisi, nontante i cambiamenti, nonostante l’esplosione della parte “sociale” e abitata della rete, con il cloud computing che permetterebbe di fare tutto con un thin computer praticamente privo di sistema operativo (o almeno così dicono), in realtà  il Mac non è mai andato bene come adesso.

Non c’è crisi in Maclandia, e gli utenti stanno premiando un segmento del mercato Pc che i critici (in realtà  prezzolati e spaventati dal rischio di rimanere senza lavoro) cercano di aggredire sul prezzo, senza chiedersi quanto sia grande la qualità  che viene data in contropartita e anche rispetto agli altri fornitori.

Julie Schablitsky conclude così la sua spiegazione del perché, come archeologa, oggi non possa più fare a meno del Mac: “Il Mac è quel il contenitore in cui metto le mie esperienze e le interpretazioni che dò loro. Riceve ogni giorno tutti i miei pensieri, tutte le storie che derivano dai manufatti che ritrovo. Lo utilizzo per trasformare queste storie in rappresentazioni visive che possono mostrare alla gente, al pubblico cioè, e ai colleghi dell’università . Con il Mac puoi aiutare la gente a viaggiare nel tempo”.