L’emozione di un PowerBook non si dimentica mai

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Apple annuncia il tanto aspettato “speed-bump” dell’intera gamma di portatili e in molti a questo punto si staranno fregando le mani: è arrivato il momento di cambiare! E per quelli che da poco hanno acquistato un laptop di Cupertino? Niente paura, è solo questione di filosofia…

C’era un filosofo che scriveva, anni fa, di bicchieri mezzi pieni e bicchieri mezzi vuoti. Lasciate che per un attimo la serietà  degli argomenti tecnologici (ma sarebbe più corretto scrivere “seriosità “) rimanga da un lato e ci si concentri su altri aspetti.

Il momento per i MacGeek potrebbe essere tragico. Lo scopo di questo articolo è anche quello di aiutare, così come ci sono gli psicologi che aiutano i parenti delle vittime di un disastro ad assorbire il colpo, a metabolizzare l’atroce notizia.

Avete aspettato per mesi di raggranellare i soldi necessari e proprio una settimana fa avete comprato un lussuoso iBook G4 800 Mhz con monitor da 12 pollici? In questo momento state vedendo il bicchiere mezzo vuoto. Fate uno sforzo, focalizzate il vostro sguardo sul fondo del bicchiere, guardate la metà  piena. Noi vi possiamo aiutare.

Pensate ai PowerBook. Bellissimi e indistinguibili adesso se non per l’accelerazione del processore e della scheda video (con memoria aumentabile on demand, a parte il 12 pollici). Quando a settembre sono usciti i modelli 15 pollici, che hanno mandato in pensione il buon vecchio Titanium, c’è chi ha gioito.

All’Expo di Parigi, dove i cronisti di Macity erano assiepati per assistere alle presentazioni e raccogliere quanto più materiale è possibile (come al solito), c’era chi si rallegrava per la novità , chi era triste perché aveva comprato da pochi mesi o settimane un Titanium e chi – chiamiamolo Michele – si rallegrava più di tutti.

Alla diretta domanda, perchè?, rispondeva con due punti: adesso i Titanium costeranno meno perché sono ad esaurimento (e se ne trovano anche di usati di pochissimi giorni) e sono macchine ultra valide, provate e testate, con componenti equilibrate ed ottimizzate, oltre che con un fiume di cache di terzo livello che nei nuovi PowerBook è scomparsa.

Inoltre, diceva Michele, volete mettere la soddisfazione di avere lo stesso portatile di Tim Berners-Lee, il papà  del web, che ha creato l’http su una workstation NeXT e adesso “gioca” solo con il suo Titanium? Se va bene a lui, che il web l’ha fatto, diceva Michele, allora va bene anche a me che il web lo devo solo navigare…

I nuovi PowerBook, 15 e 17 soprattutto, che presentano le maggiori novità  tecnologiche, sono anche una manna per chi da anni, come i cronisti di Macity, si muovono tra Italia, Europa e Usa per fiere e mostre di tecnologia. Chi scrive, l’ultimo degli apprendisti, ha anche una sua piccola esperienza di fiere e di convention Open Source, dato che l’argomento da due anni a questa parte va di moda, negli Usa.

Ibm, Hp, ma anche Novell e mille e mille altre imprese e aziende hanno fatto dell’Open Source e di Linux in particolare il loro cavallo di battaglia. Un mercato critico, come hanno scritto in molti, e per il quale tutto è concesso. Se una volta era ammissibile che lo scienziato informatico, il guru di Unix che entrava negli anni Ottanta di prepotenza nelle ristrette cerchie di quelli che in azienda contano, poteva essere un frikkettone con tanto di barba e capelli da santone indiano, adesso con il mondo dell’Open Source la caratteristica è mutata.

I venture capitalist, le banche d’affari specializzate nel prestare soldi alle start-up, e i consiglieri d’amministrazione non ti guardano se non hai 22 anni e il tuo portatile non ha Linux a bordo. A meno che… a meno che non abbia un Mac.

E questa tendenza si sta affermando, dalle convention organizzate da O’Reilly, che apre sempre di più le porte al Mac come piattaforma di sviluppo e di gestione, come strumento di lavoro, come “computer degli addetti ai lavori”.

Una volta il sistemista “bravo” si riconosceva perché la sua box, il suo portatile, era un piccolo deposito di risorse d’ogni genere. Lo sviluppatore? Aveva tutto tranne che Windows installato. Oggi si riconoscono perché è Mac. Perché è un PowerBook. Nonostante la differenza di Megaherz con i processori Pc (adesso placata dalla nuova filosofia di Intel, che cede alle offensive angolate di Ibm, Motorola e ovviamente Amd), nonostante la mancanza di seriali e parallele, nonostante la mancanza di Microsoft Access.

Adesso, Motorola dà  un po’ di gas anche al popolo degli smanettoni, qualche Megaherz (e neanche pochi). Birra in più per quella generazione assolutamente trasversale che Steve Jobs insegue dai tempi della NeXT, che si raccoglie intorno a Stallman e Torvalds (se non sapete chi sono, non vi preoccupate, vuol dire che non siete degli smanettoni ma non è grave), che legge i libri di O’Reilly come altri potrebbero leggere l’ultimo Oscar Mondadori, che dicono Blog e poi, per farsi capire, scandiscono w-e-b-l-o-g. Se non li capite, vi cancellano e passano ad altro soggetto con il quale dialogare.

Sono loro il mercato assolutamente trasversale, il rompi-ghiaccio, i trend setter, i bersagli ideali dei cool-hunter del settore tecnologico. Sono una delle riserve indiane di non-lemmings, hanno nomi astrusi (geeks, alpha-geeks, hacker, wizards, e chissà  cos’altro) e sono loro che comprano e consigliano, usano e fanno usare. Nessuno di Apple ha stilato una classifica di quanti switcher vengano dal mondo Linux, ma ce ne sono, ce ne sono tantissimi. Solo che non fanno switch, non cambiano, in realtà . Usano solo la migliore distribuzione di Linux-Unix disponibile, Mac Os X. E adesso possono anche usare i migliori portatili a disposizione. I nuovi PowerBook.

Un’ultima nota, tanto per far vedere che il bicchiere è sempre mezzo pieno. I nuovi 15 pollici sono gran computer. Con questa inedita novità  della scheda grafica sulla quale è possibile raddoppiare la memoria a disposizione. Ma le filosofie di vita che potrebbero ispirare le vostre scelte di acquisto (perché tanto si sa, quando escono le macchine nuove di Apple – qualunque macchina nuova – prima o poi ce lo chiediamo quale acquisteremmo, e ogni tanto lo facciamo anche) sono solo apparentemente in contraddizione. Anche i 17 pollici sono gran computer. E tutti e due adempiono a una serie di obiettivi irrinunciabili (come tutti gli altri portatili di Apple) per un vero utente Mac.

Tra questi ne spicca uno: se li aprite in treno, la gente li guarda ammaliata. E gli altri utenti Mac vengono da voi a complimentarsi, condividere un segreto piacere dell’uso e magari anche chiedervi qualche consiglio. Cosa ci volete fare, nella società  dell’immagine tutti vogliono apparire. Con queste macchine oltre ad apparire, si lavora anche bene. Altro che Pc. Altro che Windows.