Mac addio: per Pangea il futuro è solo iPhone

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Uno dei più antichi sviluppatori di giochi per la piattaforma di Apple (ha iniziato nel 1987) ha deciso di chiudere la sua divisione Mac. E concentrarsi solo sul telefono di Cupertino

L’azienda produttrice di giochi nata ad Austin, in Texas, nel 1987 per merito di Brian Greenstone, ha sviluppato molti giochi per Apple II e poi per Mac (il primo fu Xenocide, nel 1989). Oggi dice basta: niente più giochi per Mac. Niente più Enigmo, Nanosaur o Bugdom per il computer con la mela. E neanche Otto Matic. Cro.Mag Rally e Power Pete. Da domani si passa a iPhone.

Quelli di Pangea sono stati i primi a capire e cogliere la nuova mela dall’albero: il telefono di Apple che ha richiesto uno sforzo relativamente limitato per adattare i vecchi giochi 3D ai framework di iPhone (basati su Cocoa e comuni a Mac Os X, giova ricordarlo). Oltretutto, Pangea ha ricevuto anche parecchia esposizione. Ci è abituata: già  in passato l’azienda era riuscita a vendere ad Apple un paio di suoi giochi da accludere con ogni Mac venduto insieme al resto del software di sistema. Ma questa volta, è andata alla grande.

Forse non tutti se lo ricordano, ma la scorsa estate alla World Wide Developer Conference quelli di Pangea erano sul palco a far vedere il loro Enigmo, che poi ha passato tre settimane al top delle classifiche dei giochi più comprati su iPhone. E stiamo parlando delle prime tre settimane, quando i prezzi erano molto, molto più alti di adesso. Con il risultato che, secondo le fonti finanziarie, Pangea ha fatto circa 2 milioni di dollari di vendite su iPhone dalla scorsa estate. Anche al netto del 30% che si paga ad Apple e poi alle tasse (l’IRS statunitense non perdona, da Al Capone in avanti!) si capisce perché la piccola software house con pochi dipendenti voglia fare questo salto deciso.

La scommessa iPhone paga: paga la coda lunga, paga i piccoli, sicuramente paga anche alcuni di quelli molto grandi. In definitiva, paga e basta. In epoca di crisi lo “spuntino”, lo snack che la gente consuma sul suo iPhone, basta e avanza per giustificare fatturati in controtendenza rispetto al resto dell’economia. E come diceva il saggio analista statunitense: per capire come gira il business e predire le mosse c’è un solo sistema, “follow the money”…