Microsoft resterà  una sola

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La corte d’Appello cancella la decisione di Jackson sulla divisione in due di Microsoft, rimuove il giudice e rinvia il caso per il riesame alla corte distrettuale ma dice anche che Redmond ha usato pratiche illegali per mantenere il suo monopolio. Scenari confusi sulla prosecuzione del procedimento

Cancellata la decisione di dividere in due parti la società ; rispedita alla corte di primo giudizio la sentenza per un riesame; rimosso il giudice Jackson per sospetta parzialità . Queste le più importanti decisioni assunte dalla Corte d’Appello chiamata ad esprimersi sulla sentenza contro Microsoft per monopolio illegale.Decisioni che se non rimettono in discussione ogni aspetto dello storico processo contro la società  di Redmond certo fissano alcuni punti a favore dei produttori delle Finestre.In primo luogo quello che colpisce l’attenzione è il duro giudizio nei confronti di Jackson che ha influenzato la decisione di cancellare la separazione in due parti di Microsof. Il giudice che per mesi aveva tenuto testa a Gates e alla schiera dei managers di Redmon secondo la corte d’appello, con alcuni atteggiamenti “ha dato modo di far sorgere sospetti sulla sua imparzialità  – dicono i magistrati della corte – Non abbiamo avuto alcuna prova di pregiudizio, ma alcune dichiarazioni rilasciate nel corso del procedimento hanno gettato sospetti sul giudizio finale inficiandone l’apparenza di serenità . Per questo siamo costretti ad avocare il rimedio proposto e richiedere che il caso sia assegnato ad un differente giudice”La decisione in merito della Corte d’Appello era stata prevista da molti osservatori esperti di questioni legali. Alcuni di essi avevano anche ritenuto che proprio l’atteggiamento eccessivamente aggressivo nei confronti di Redmond e soprattutto alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa prima del giudizio finale avrebbero spinto la corte d’appello ad una simile decisione. Jackson, in particolare, aveva rilasciato dichiarazioni ad alcune testate prima della sentenza di separazione di Microsoft in due tronconi, chiedendo che essere venissero sottoposte ad embargo fino a sentenza emessa. Questo aveva fatto gridare allo scandalo i legali di Microsoft che hanno avuto buon gioco a sostenere che Jackson si era già  formato una opinione sulla colpevolezza della loro cliente prima ancora di avere ascoltato tutti i testimoni.Il rinvio alla corte di primo giudizio del caso però non significa partire da zero per gli accusatori di Microsoft. La corte d’appello ha infatti riconfermato la parte di sentenza in cui la società  di Bill Gates ha mantenuto il suo monopolio con pratiche illegali. Questa parte cruciale della sentenza impedisce a Microsoft di proclamare una sua vittoria su tutti i fronti e dovrebbe suscitare qualche preoccupazione sui rimedi che la Corte Distrettuale imporrà  a Redmond.Al momento però quanto accadrà  in futuro è legato ad un complesso intreccio di questioni a sfondo politico e legale.Ad esempio, teoricamente, il Dipartimento di Giustizia e gli Stati che hanno portato a giudizio Microsoft potrebbero portare il caso alla Corte Suprema, ma visto che la nuova amministrazione repubblicana appare più favorevole nei confronti di Microsoft di quanto non lo fosse la precedente è molto improbabile che questo accada. Addirittura secondo alcune fonti è perfino difficile che il caso torni alla corte distrettuale; più probabile che si cerchi una soluzione mediata. Certo questa è la posizione che il Dipartimento di Giustizia preferirebbe anche se viene messa in discussione dagli avvocati degli Stati che non paiono intenzionati a fermarsi di fronte ad un ammorbidimento dell’amministrazione Bush. Prima di potersi esprimere in proposito e dire che cosa accadrà  del caso Microsoft bisognerà  attendere le dichiarazioni di tutte le parti in causa.