Napster, investitori sfiduciati

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Da gennaio a marzo gli abbonamenti sono cresciuti e il fatturato pure, ma per Napster non sono giorni facili. Le previsioni sul trimestre in corso abbattono il valore del titolo che perde in due giorni quasi un quarto del suo valore.

C’€™è sfiducia intorno al titolo Napster. I corsi della società  californiana che rappresenta il principale concorrente di iTunes Music Store a metà  della scorsa settimana perso quasi un quarto del loro valore dopo la presentazione del bilancio fiscale del trimestre. A preoccupare gli investitori, più che i dati dei 90 giorni passati (piuttosto positivi), le previsioni per il quarto fiscale in corso, sensibilmente al di sotto delle previsioni.

Napster, a spiegazione di profitti più bassi di quanto auspicato dal mercato, indica le spese per il lancio di Napster.com (il sito sponsorizzato con ascolto gratuito dei brani ) e l’apertura del negozio in Germania. Complessivamente Napster dovrebbe perdere per il prossimo trimestre 37 centesimi per azione contro i 31 previsti dal mercato.

La notizia, che ha determinato un calo del 18,32% del titolo NAPS nel corso della giornata di giovedì, ha cancellato l’ottimismo che sarebbe potuto scaturire dai risultati piuttosto buoni per il trimestre di marzo, chiuso con perdite di 10 centesimi per azione contro i 60 centesimi dello scorso anno. In aumento il fatturato arrivato a 26,8 milioni di dollari contro i 17,4 milioni di dollari del 2005.

Napster ha oggi 606.000 abbonati; escludendo i 59.000 studenti universitari, raccolti grazie ad accordi speciali con alcuni atenei americani, l’aumento rispetto al trimestre precedente è stato del 16%; rispetto allo stesso periodo del 2005, del 54%.

Secondo l’analista Gene Munster Napster, nonostante le previsioni negative per il prossimo trimestre, si sta posizionando correttamente per sfruttare il proprio marchio, uno dei più noti nel campo della musica digitale. In particolare Munster giudica corretta la scelta di creare Napster.com, il cui fatturato potrebbe presto essere superiore a quello generato dalle vendite di singole canzoni e di abbonamenti mensili.