Open sourcing in vista per IE?

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Esclusa quasi unanimemente da tutti gli osservatori la possibilità  che Microsoft possa subire uno smembramento, considerati i dubbi sulla possibilità  che anche l’open sourcing di Windows possa essere un’ipotesi pratricabile, tra le ipotesi che restano in campo per punire Microsoft una è balzata all’attenzione dei media in queste ultime opere: la cessione pubblica dei codici di Internet Explorer.

l provvedimento, secondo alcune fonti di stampa, starebbe acquistando crescente popolarità  presso gli ambienti che circondano il giudice Jackson tanto da essere in corso di verifica i dettagli. Se l’idea dovesse giungere alla definizione finale Microsoft sarebbe costretta a rilasciare a tutte le società  di software e ai produttori hardware la parte riservata del codice su cui si basa Internet Explorer così che ciascuna realtà  possa realizzare un browser o strumenti di navigazione su Internet più adeguati alla propria realtà .
Accanto a questa iniziativa il Dipartimento di Giustizia chiederebbe una serie di altri interventi restrittivi. Ad esempio misure per garantire la piena libertà  agli OEM per adattare la schermata iniziale e il desktop di Windows alle proprie esigenze, ma anche una normativa stretta per la commercializzazione di software strategico come Office. Non sfuggirebbe ad un severo controllo neppure la politica di mercato di Windows 2000.
Ma tra tutti i provvedimenti non c’è dubbio che l’open sourcing di Internet Explorer potrebbe essere il più doloroso per Microsoft. Su IE la società  di Redmond ha fondato la sua politica per Internet, su IE sono stati investite risorse ingentissime (più di 2000 miliardi in pochi anni), su IE si fondano anche altri servizi lucrosi e strategici come Microsoft Network e HotMail. Infine Internet Explorer è ormai di fatto integrato in Windows. Ma quello che ci sarebbe di più grave è che perso il controllo su Internet Explorer Microsoft avrebbe perso, di fatto, il controllo su uno degli standard della rete.