PcWorld, il direttore anti-Mac torna in sella

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PcWorld riporta in redazione Harry McCracken. Il direttore si era dimesso per i contrasti su un articolo con le 10 cose da odiare di Apple. Cambia ruolo l’amministratore delegato che lo aveva rimproverano per il servizio.

Harry McCracken, il direttore di PcWorld che aveva lasciato il suo incarico per avere autorizzato la pubblicazione di un articolo intitolato “Le 10 cose che odiamo di Apple”, torna al suo posto. Ad annunciare il provvedimento è lo stesso PcWorld, con una nota pubblicata alla fine della scorsa settimana sul suo sito.

Il ritorno di McCracken è accompagnato da quella che si può considerare una sorta di promozione; a lui non solo torna la conduzione della redazione ma viene anche affidato l’incarico di vice presidente esecutivo. Questo significa che McCracken, un veterano di PcWorld, ha ora il completo controllo editoriale sui contenuti.

La mossa appare come una chiara marcia indietro e un atto di scuse nei confronti di McCracken. Tanto più che Colin Crawford, l’amministratore delegato di PcWorld che sostenendo che l’articolo incriminato avrebbe potuto provocare problemi con gli sponsor (ovvero Apple) aveva indotto McCracken ad andarsene, viene rimosso dal suo incarico. Anche se la dirigenza di Idg Communications, proprietaria di PcWorld, formalmente promuove Crawford a vice presidente esecutivo delle strategie web di tutta Idg, non c’è dubbio che sia proprio l’ex Ceo lo sconfitto.

Ricordiamo che la vicenda è venuta alla luce una decina giorni fa. Allora in un blog di Wired si rivelava che le dimissioni di McCracken erano frutto delle pressioni di Crawford, amministratore delegato di PcWorld ma già  direttore di MacWorld. A Crawford non sarebbe piaciuto un articolo, descritto come sostanzialmente innocuo, sulle cose per cui Apple si fa odiare. Il ceo sarebbe stato preoccupato delle possibili reazioni (e ritorsioni pubblicitarie) di Steve Jobs e per questo avrebbe chiesto di modificare l’articolo, ottenendo come risposta le dimissioni di MacCracken.

Per altro verso, come scriviamo altrove, l’articolo era poi stato comunque pubblicato lasciando l’impressione che chi l’aveva definito come ben distante dall’essere offensivo, non avesse tutti i torti.