“Tassa” Universal, Microsoft obbligata a pagare

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Secondo il New York Times la tassa che Microsoft verserà  a Universal per ogni Zune venduto è frutto di una trattativa tesa e incerta nel corso della quale Redmond ha corso il rischio di perdere la musica della grande mayor. Ma alla fine chi pagherà  (in eccesso) il conto potrebbero essere solo gli utenti finali.

La ‘€œtassa’€ Universal che Microsoft si appresta a pagare per ogni Zune venduto sarebbe frutto di una trattativa lunga, dura e serrata tra la società  di Redmond e la casa discografica, nel corso della quale più volte si è giunti vicini al punto di rottura e al termine della quale le Finestre non hanno avuto altra soluzione che pagare quanto richiesto, pena un debutto sul mercato senza la musica della grande mayor discografica. A rivelare qualche dettaglio ulteriore sull’€™accordo in base al quale Microsoft verserà  una quota fissa per ogni player venduto, è il New York Times.

‘€œIl patto ‘€“ scrive la prestigiosa testata americana ‘€“ è stato siglato solo dopo settimane di trattative e di empasse nel corso delle quali Microsoft ha corso il rischio di vedere mutilata la possibilità  di mettere Zune e il servizio ad esso correlato nelle condizioni di concorrere con iPod’€.

Secondo quanto si apprende leggendo l’€™articolo, Universal avrebbe sostenuto la legittimità  della ‘€œtassa’€ (che ammonterebbe ad un dollaro per ogni Zune venduto) sciorinando le cifre secondo le quali chi acquista un player lo usa per sentire musica non acquistata su Internet ma rippata da Cd se non scaricata illegalmente. A fronte di questa posizione e davanti alla prospettiva di dover rinunciare al catalogo della casa discografica che controlla un terzo dei Cd rilasciati negli Usa, Microsoft non ha potuto fare altro che cedere e andare incontro alle richieste di Universal.

Gli analisti interpellati dal giornale sottolineano tutti come si sia di fronte ad un cambiamento potenzialmente epocale e in un ‘€œcambiamento delle regole del gioco’€ imposta da chi, ovvero le case discografiche, è stato spiazzato da una evoluzione del mercato non prevista. ‘€œQuando venne stipulato con Apple l’€™accordo per l’€™apertura di iTunes Music Store – dice Steve Gordon, un avvocato specializzato in materia di spettacolo e intrattenimento ‘€“ nessuna casa discografica pensava che Apple potesse fare decine di miliardi di dollari di fatturato con iPod, e ora vogliono un fetta della torta’€. Non a caso Universal ha esplicitamente dichiarato che proporrà  ad Apple la stessa forma di contratto che ha appena stipulato con Microsoft per Zune; Microsoft a sua volta ha fatto sapere che potrebbe estendere l’€™accordo anche ad altre case discografiche.

Secondo qualche analista Microsoft, d’€™altra parte, non sarebbe del tutto contrariata dalla prospettiva di pagare una tassa alle case discografiche. Secondo almeno un analista (Carl Howe di Blackfriars Marketing) l’€™accordo sarebbe parte di una strategia per influenzare il rinnovo che Apple andrà  a stipulare il prossimo anno con le case discografiche, creando problemi a Cupertino che potrebbe essere obbligata a fare lo setsso.

Ma al di là  di ogni dietrologia a correre il rischio di pagare, in tutti i sensi, sono i consumatori. Come noto in molti paesi europei sui lettori di musica digitale grava infatti già  una tassa (anche piuttosto salata, su un iPod nano da 8 GB è di 1 euro e 15 centesimi) che viene girata alle società  per la raccolta dei diritti. In pratica in un paese come l’€™Italia un acquirente di iPod sarebbe costretto a pagare due volte, la prima direttamente alle case discografiche la seconda ancora alle case discografiche attraverso la tassa riscossa dalla Siae. Ovviamente chi acquistasse una canzone da iTunes pagherebbe una terza volta e se poi decidesse di masterizzare su Cd la stessa canzone (operazione perfettamente legale) una quarta. Francamente ce ne sarebbe abbastanza per definire questa politica di riscossione come vessatoria se non persecutoria nei confronti di chi crede e investe nelle nuove tecnologie.