Unix+Linux=MacOsX

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E’ la formula segreta di Steve Jobs per il successo di Apple. E in questi giorni, durante la conferenza organizzata dall’editore O’Reilly, ne stiamo vedendo la prova. Unix è l’origine, Linux l’evoluzione, ma Mac Os X è il punto di arrivo per migliaia di power user.

Potremmo definirlo “l’altro Switch”, la campagna subliminale che sta conquistando il mondo dei power user, degli esperti di sistemi, fino ad oggi devoti al Pinguino. Sono sempre più numerose le testimonianze di una migrazione in massa di uno strato ristretto ma estremamente importante degli utilizzatori di computer. Quelli che sulle loro macchine non metterebbero neanche una riga di codice scritta dai programmatori di Microsoft.

In questi giorni ha luogo una conferenza dedicata agli “esperti” e relativa al mondo di Mac Os X, organizzata da O’Reilly, l’editore tecnico attualmente più stimato negli Stati Uniti che Steve Jobs ha come alleato per lo sviluppo del cuore Unix di Mac OS X. Ebbene, lì come in decine di altri appuntamenti che si sono succeduti in questi mesi, è apparso un fenomeno sempre più visibile: i “geek”, gli esperti di informatica che non cederebbero mai alle lusinghe di Microsoft e che amministrano server cluster basati su Linux, si stanno convertendo sempre di più all’uso di Mac Os X come macchine personali.

Pensateci: perché un power user, che programma, amministra, gestisce macchine con un sistema operativo come Linux dovrebbe poi possedere, per il lavoro a casa ma anche per il proprio tempo libero, un laptop Dell con Windows ME? No, usano Titanium e iBook, che sono più belli e sopratuttto hanno due grandi pregi.
Grazie alla base di BSD possono continuare a lavorare con compilatori e applicazioni del mondo *nix, da un lato, e dall’altro hanno Airport, iTunes, Dvd e tutta una serie di driver e applicazioni che nel mondo Linux, come dire, non ci sono…

Una tendenza che si sta facendo largo, e che interessa quella ristretta fascia di utilizzatori che rappresentano la crema del mercato informatico. Una campagna subliminale, che arriva là  dove nessun sistema operativo di Seattle è mai giunto prima.