William Gibson, un Mac-Autore di fantascienza

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Il popolare scrittore statunitense, che da molti anni vive in Canada, si confessa: “Non userei mai un computer che non fosse un Mac”. Quei computer, cioè, “dallo stile quasi italiano”. E a dirlo è uno che ha inventato il Cyberspazio prima ancora che il mondo conoscesse Internet

Non è un reato non conoscere William Gibson. Però, il popolare scrittore di fantascienza è considerato uno dei più importanti esponenti della Sci-fi contemporanea. Insieme a Bruce Sterling a metà  degli anni ottanta ha imposto una significativa svolta al genere, con il romanzo Neuromancer (pubblicato nel 1984, e in Italia dall’Editrice Nord e da Mondadori alcuni anni dopo), in cui ombreggia a tinte fosche un futuro distopico in cui la gente è inserita in una “Matrice” (è proprio da lui si sono inspirati gli autori di Matrix) concettualmente simile a Internet anche se infinitamente più avanzata. Con una piccola nota da aggiungere: quando scriveva Internet non era ancora diventato un fenomeno pubblico (succederà  quasi dieci anni dopo, anche per merito suo) ma funzionava solo negli ambiti accademici e militari statunitensi e di pochi altri paesi al mondo.

MacDirectory intervista Gibson, che cavalca tutt’oggi lo spirito del tempo sia con la sua intensa attività  di commentatore (scrive regolarmente, tra gli altri, per Wired e ha da poco chiuso il suo Blog) che di scrittore. Sta infatti uscendo Pattern Recognition, storia ambientata nel tempo odierno post-11 settembre perché, secondo l’autore, “il presente è diventato sufficientemente distopico e strano”.

Alla fine dell’intervista in inglese, consigliata a tutti quelli che hanno una passione per la fantascienza o sono semplicemente curiosi di conoscere qualcosa in più di uno dei principali autori classici dopo Isaac Asimov, Philip K. Dick e Arthur C. Clarke, Gibson affronta il tema dell’informatica “reale”, quella che anche lui, come tutti noi, si trova ad usare giorno per giorno. E qui vengono le sorprese…

E che tipo di computer usa un profeta dei tempi moderni come William Gibson? “Uno di quei classici, piccoli G4 dallo stile quasi italiano e qualche volta un iBook. Non ho mai avuto nient’altro che computer di Apple. Sono un Mac user totalmente e profondamente convinto e non riesco a usare nient’altro che i Mac. Una delle più grandi tragedie dell’America industriale di oggi è stata che il paradigma di Apple non è diventato dominante”. E perché Gibson si lamenta della mancata escalation dei computer della casa della Mela? “Io sono convinto che il design di buone interfacce si muova sempre nella direzione di una completa trasparenza. Se si vuole vedere che cosa possono fare i computer dal punto di vista dell’ubiquità  assoluta, bisogna portarli al punto in cui non ci sia più una curva di apprendimento, cosicché anche un cane possa spedire le e-mail”. Alla fine, forse, il futuro è qualcosa a cui dovremmo prestare maggiore attenzione.