Apple Store in centro a Firenze diventa caso politico

Apple vuole realizzare uno store in piazza della Repubblica, in pieno centro a Firenze, ma una norma impedirebbe a Cupertino di riconvertire alle sue attività una libreria. Il sindaco Renzi impegnato a trovare una soluzione, ma la sua maggioranza fa resistenza.

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Apple Store in piazza Repubblica a Firenze. Sì, anzi no. Anzi: forse. L’incertezza regna su quello che potrebbe essere il tredicesimo store italiano per costruire il quale Cupertino avrebbe prescelto il pieno centro della città toscana.

L’intenzione di Apple appare una certezza; Apple Retail Italia, come riferisce il Corriere Fiorentino, ha firmato con Feltrinelli un accordo di cessione di proprietà dello stabile dove si trova la libreria Edison che è destinata ad andare in liquidazione dal giorno 30 settembre. A farsi mediatore tra la Mela, che da tempo aveva messo gli occhi su Firenze e il suo intensissimo passaggio di turisti, e lo storico editore italiano, è stato il sindaco Renzi che avrebbe così colto due piccioni con una fava: aprire nella sua città un prestigioso punto vendita e, dall’altra trovare una degna ricollocazione di uno spazio (circa mille metri quadrati) che corrono il rischio di restare sfitti. «Avrebbe»… condizionale d’obbligo, perché la faccenda sta diventando molto complessa da gestire per ragioni politiche.

In primo luogo l’amministrazione di Firenze qualche tempo fa aveva approvato una norma in base alla quale le librerie e altre attività culturali non possono essere riconvertite in altri esercizi commerciali a meno che queste nuove attività non conservino una impronta di carattere culturale per almeno il 70% dello spazio occupato. Questo vuole dire che Apple potrebbe destinare a superficie di vendita solo il 30% dei mille metri quadrati dell’ex libreria Edison. «Il resto – come spiega l’assessore all’Urbanistica Elisabetta Meucci – dovrà essere utilizzato per spettacoli di video, musica elettronica, arte digitalizzata». A sua volta il presidente della commissione urbanistica Mirko Dormentoni, invita Apple a presentare un progetto che abbia: «una forte componente culturale non esclusiva e possibilmente rivolta anche all’editoria». Richieste che se soddisfatte non solo ridurrebbero lo store a 300 metri quadri lo spazio di vendita, ma porterebbero Apple a svolgere attività diverse da quelle che svolge nei suoi store, il che è semplicemente inimmaginabile.

Un secondo problema deriva dalla ricollocazione dei 36 dipendenti della libreria. Le forze politiche chiedono una priorità all’assunzione nel nuovo negozio; come dire che Apple dovrebbe offrire un posto ai dipendenti di Edison e poi, solo in caso di loro rinuncia, cercare altri candidati. Il che è altrettanto inimmaginabile quanto una Apple che apre uno spazio di videoart o mostre.
Al momento la situazione appare in uno stato di empasse. Una via di uscita sarebbe la modifica in consiglio comunale della norma che prevede la destinazione ad attività culturale per il 70% della (quasi) ex libreria; a questo punto toccherebbe però a Renzi superare le resistenze della sua stessa maggioranza. Il potere persuasivo di Renzi non è da sottovalutare come non è da dimenticare non appena nominato Renzi auspicò proprio in piazza della Repubblica (uno spazio senz’anima, secondo l’allora appena eletto primo cittadino) la realizzazione di un Cubo in cristallo stile quinta strada.

Una seconda possibilità sarebbe attendere il prossimo anno quando dovrebbe essere rivisto il piano regolatore. In quel contesto la maggioranza potrebbe modificare le linee generali della norma e, sempre auspice Renzi, trovare le modifiche necessarie per garantire ad Apple l’apertura del suo store. A convincere i consiglieri potrebbe essere, a quel punto, lo spazio vuoto dove si trovava la libreria Edison che, su questo tutti sembrano concordare, sembra in ogni caso, Apple Store o non Apple Store, destinata all’addio.

Qui sotto una immagine tratta da StreetView dell’area occupata dall’attuale libreria Edison

Apple Store in piazza Repubblica a Firenze