Case discografiche, porte in faccia a Microsoft

Le case discografiche dicono no a Microsoft. Fallite le trattative per l’apertura di un negozio di musica digitale con il marchio di Redmond. “Parti distanti dal punto di vista economico”, dicono fonti vicine al tavolo di mediazione. Un segnale poco positivo anche per Apple.

Non solo Apple si trova a gestire con qualche difficoltà  i suoi rapporti con le case discografiche. Anche la ben più potente e tentacolare Microsoft non sembra avere vita facile. Di ieri, infatti, è la notizia secondo cui la casa di Redmond sarebbe stata costretta a sospendere le trattative con le major nel corso delle quali stava cercando di ottenere l’autorizzazione ad aprire un negozio di musica digitale.

Secondo quanto riferiscono fonti vicine a Microsoft, l’empasse sarebbe giunta ad un punto tale da rendere impossibile la prosecuzione delle discussioni sullo spinoso tema delle royalties. Le due parti, distanti sull’argomento, avrebbero deciso così di alzarsi dal tavolo e chiudere la trattativa.

La notizia lascia intuire un forte irrigidimento delle case di produzione sul tema della musica digitale. I discografici, infatti, sembrano sempre più decisi a non perdere l’occasione di spuntare maggiori profitti dal boom della musica digitale e temendo di farsi sfuggire di mano la situazione stanno stringendo la vite. Il fatto che anche alla potente Microsoft venga chiusa in faccia la porta quando ha cercato di ottenere prezzi bassi, non rappresenta un buon segnale neppure per Apple.

Il contratto di Cupertino risale a diverso tempo fa, quando ancora la vendita on line sembrava essere un mercato di nicchia molto poco interessante e come tale ininfluente al punto di vista dei profitti; per questo Jobs ottenne condizioni molto favorevoli. Ora, visto l’enorme successo avuto da iTunes Music Store (82% dei download legali negli USA) e la posizione di potere le case discografiche si stanno mangiando le mani e si ripromettono di non commettere più lo stesso errore, né con altri né con Apple quando l’accordo, nella prossima primavera, arriverà  a conclusione.

Il “no” detto in faccia a Microsoft è la prova che le etichette musicali sono disposte ad andare a portare alle ultime conseguenze il muso duro così che se Apple spera di poter fondare sul suo strapotere nella musica digitale per imporre le proprie condizioni potrebbe avere sbagliato i calcoli.

Per Jobs e il suo management, insomma, sembra proprio difficile mantenere in vigore le attuali condizioni, specie il prezzo fisso per canzone, vero “puntum dolens” della trattiva. Una soluzione potrebbe essere l’apertura di un servizio in abbonamento in iTunes; ma anche questa strada pare ripida visto che Microsoft, che pure sarebbe intenzionata a percorrerla, non è stata in grado di raggiungere la vetta. La ragione? La solita: le case discografiche non hanno ritenuto interessanti le condizioni economiche proposte dal colosso di Redmond.

Che davvero, come ha sostenuto Jobs durante la conferenza stampa di Parigi, qualcuno nel proscenio della musica digitale stia diventando troppo avido?