Apple, ecco come dovresti fare i tuoi MacBook Pro

Torna il programmatore Marco Arment con la critica ai portatili attuali e un'idea: come fare quelli del futuro per essere tutti felici

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E dopo la pars destruens, arriva la pars construens. Marco Arment, il noto programmatore americano che è anche una specie di celebrità (andrebbe forse chiamato influencer) ha scritto di nuovo sul suo blog. La prima volta aveva spiegato quale fosse stato il miglior MacBook di sempre (il MacBook Pro 15 del 2012-2015, trovate qui il nostro articolo) e adesso torna alla carica spiegando come dovrebbe essere il MacBook Pro perfetto nel futuro perché dopotutto “Il miglior portatile che esista dovrebbe essere nel futuro e non nel passato”.

Ecco, più che di un metodo baconiano qui si dovrebbe forse fare ricorso a Hegel: tesi, antitesi e sintesi. Il pensiero logico strutturato nella dialettica dopotutto è lo strumento di ragionamento che anche i programmatori preferiscono. Ed ecco dunque che Arment propone questa volta “Fixing the MacBook Pro“, mettiamo a posto il MacBook Pro per riportarlo agli standard di Apple. Ecco cosa propone, e nelle soluzioni – come vedrete – c’è tutta la critica all’attuale generazione.

Tastiera
Innanzitutto, partiamo dalla tastiera. i tasti a farfalla sono un fallimento. Difficili da usare, delicati e costosi da riparare. I difetti si sono visti subito, nel 2015, con i MacBook, eppure Apple li ha messi – seppure modificati – sui MacBook Pro. Errore da correggere. Come? Tornando alla vecchia tastiera con qualche miglioramento ma sicuramente con meccanismo di attuazione a forbice.

Però con dei cambiamenti nella forma e modalità di uso che le rendono molto simili. La vera cosa da cambiare in maniera radicale per tornare al passato, dice Arment, è la forma dei quattro tasti freccia. Che dovrebbero tornare subito ad essere una “T invertita” e non un rettangolo come adesso, perché non si trova più alla cieca quale sia la freccia che ci serve.

Hub USB-C di Apple
Siamo condannati a vivere in un mondo USB-C? Allora mitighiamo il problema. Se è vero che servono adattatori per vari motivi, e che i MacBook hanno comunque poche porte (vedere sotto) comunque si può risolvere. Ma non con tanti piccoli e costosi adattatori.

Che Apple facesse un vero adattatore-hub capace di dare le connettività che servono: energia, USB-A, HDMI, SD-reader e ovviamente Thuderbolt 3 sotto forma di altre USB-C, con in più la presa di alimentazione sempre come USB-C. Questo servirebbe assieme ai cavi di Apple per risolvere il problema che è stato più volte spiegato che, oltretutto, i cavi USB-C non sono tutti uguali, è una vera giungla! e non capisce cosa in realtà possa fare cosa.

Sempre più porte!
Diciamoci la verità, afferma Arment, le porte sui MacBook di oggi sono poche. Ne abbiamo una sul MacBook 12 pollici, due sul MacBook Pro 13 “non touch bar”, quattro su quelli TouchBar a prescindere che siano 13 o 15 pollici. Tutto questo rispetto a due USB-A, una o due Thuderbolt, una SD-card, una HDMI, più la porta di alimentazione che poi è quella che fa davvero la differenza perché negli attuali computer una USB-C viene impallata dalle eventuali necessità di alimentazione. Cosa fare allora? Beh, la prima cosa è tornare almeno a una HDMI e una USB-A. Oltre a questa, avrebbe senso aggiungere anche una SD-card, perché la gente fa un sacco di fotografie. Bello tutto senza fili, ma anche i cavi non sono per niente male, insomma.

Addio, TouchBar
Apple ha sbagliato. Ci ha provato, l’idea sulla carta poteva funzionare, la soluzione elegante, ma inutile. Insomma, dice Arment, la TouchBar non serve a niente. Nessuna vergogna, provarci è stato un atto di coraggio, ora ci vuole l’umiltà di ammetterlo. L’unica cosa da salvare sarebbe il TouchID, cioè il sensore che sostituisce il tasto di spegnimento alla fine della fila dei tasti funzione “virtualizzati” da TouchBar. Perché quello è utile. Ma non è indispensabile, anche perché probabilmente la prossima generazione di sistemi che autenticano utilizzeranno FaceID.

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PowerBank, questo si che va bene
Ottima cosa che la carica avvenga in maniera tale da poter essere erogata anche attraverso dei power bank, gli alimentatori a batteria utilizzati storicamente per telefonini e poi per tablet. Questa è una funzionalità ottima.

Avrebbe senso invece aggiungere di nuovo anche il MagSafe? Qui Arment stupisce molti e sostanzialmente dice di no. Anche perché il MagSafe 2 era fin troppo sottile e si staccava facilmente quando si teneva il computer sulle ginocchia oppure a letto. Insomma, il MagSafe è stato utile ma non è essenziale. Pensare a una USB-C staccabile con altri meccanismi non sarebbe sbagliato ma diciamo che non è quello il motivo secondo Arment per cui si compra o non si compra un MacBook

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In conclusione
Il computer è sempre buono: Arment non entra nel merito delle dotazioni hardware interne, cose come processori, schede video, tipo di memoria, potenza, flessibilità, alimentazione e consumo, e cose del genere.

Invece, la sintesi di Arment si concentra su quella che potremmo definire l’interfaccia della macchina, la sua ergonomia, le scelte che determinano la sua usabilità. Perché no, dopotutto? Scegliere tra Intel e Amd o Arm, tra Nvidia o ATI-Amd è una scelta da lasciare agli ingegneri dell’hardware. Come costruire un sistema operativo è una decisione da ingegneri del software. Ma l’ergonomia dell’interfaccia, cioè la forma del computer, o potremmo dire il “soma-computer”, è tutta un’altra cosa e riguarda entrambi.

Vedremo mai un MacBook Pro Arment Edition? Probabilmente no, ma anche se il programmatore ha ragione, non è detto che Apple faccia marcia indietro dalle scelte tecnologiche fatte. Un giorno potrebbe succedere, ma in quel caso sarebbe un nuovo ciclo di evoluzione. La direzione dell’attuale pare già abbastanza definita così.