Venerdì 24 gennaio il British Museum è stato costretto a chiudere parzialmente alcune aree dopo avere scoperto che un ex dipendente (a suo tempo licenziato) responsabile della struttura IT si era “introdotto abusivamente nel museo”, disattivando diversi sistemi, inclusa la piattaforma usata per la biglietteria.
L’ex collaboratore è stato arrestato e un portavoce del museo ha dichiarato: “Stiamo lavorando duramente per far sì che il museo torni a essere pienamente operativo, ma con rammarico le nostre mostre temporanee sono state chiuse oggi e rimarranno tali per tutto il week-end”.
The Guardian ricorda che non è la prima volte che accadono problemi al museo in questione e che in passato sono spariti e sono stati danneggiati oggetti preziosi, inclusi gioielli in oro e pietre semipreziose risalenti al XV secolo avanti Cristo. Un diverso dipendente era stato licenziato, accusato di avere rubato, nascosto o perduto alcuni dei reperti custoditi, o di aver permesso a terzi di impossessarsi della refurtiva.

Non è la prima volta che si verifica un “blackout tecnico” in importanti istituzioni culturali del Regno Unito. Nel 2023 fu attaccata La British Library di Londra, cyberattacco per il quale è stato necessario ripristinare i servizi e la sicurezza della storica biblioteca di Londra, stimati tra i 6 e i 7 milioni di sterline, circa il 40% delle riserve finanziarie dell’istituzione.
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